Curia Generalis Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 12:58 AM CET, Nov 18, 2017

Angelo d’Acri, santo

Luca Antonio Falcone nacque il 19 ottobre 1669 ad Acri, allora piccolo borgo ai piedi della montagna della Sila, e fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di San Nicola di Belvedere. Apprese a leggere e scrivere da un vicino di casa, e poi, fattosi più grandicello, da uno zio sacerdote, don Domenico Errico, fratello della madre. Sulla soglia dei vent’anni, nel 1689, entrò tra i Cappuccini. Ma per due volte incominciò il noviziato senza riuscire a terminarlo. Ma il 12 novembre 1690, per la terza volta, Luca Antonio iniziava il noviziato nel convento di Belvedere Marittimo con il nome di Angelo d’Acri.

Emessa la professione dei voti religiosi, il 12 novembre 1691, fra Angelo s’incamminò spedito nella via della perfezione evangelica, preparandosi all’ordinazione sacerdotale, ricevuta nel duomo di Cassano allo Jonio il 10 aprile 1700, giorno di Pasqua, e chiamato dall’obbedienza a prepararsi per essere predicatore. Dal 1702 al 1739, anno della sua morte, percorse instancabilmente tutta la Calabria e buona parte dell’Italia meridionale, predicando quaresimali, esercizi spirituali, missioni popolari.

Dopo il fallimento degli inizi, in lacrime davanti alla Croce della sua cella, fra Angelo prese atto del suo fallimento e giunse alla decisione irrevocabile: da allora in avanti avrebbe predicato “Cristo crocifisso ignudo, lontano da bizzarie rettoriche ed anche dalla soggezione di lingua toscana, ma solo con idioma natio”, ripetendo “a passo a passo” quanto lo Spirito Santo andava suggerendogli, infiammandogli il cuore di zelo e unzione spirituale. E fu un successo, nonostante le resistenze incontrate in quegli ambienti e in quelle persone che si credevano raggiunti dai lumi della ragione.

Consapevole però che il predicatore che non attende al confessionale è simile al seminatore che non provvede alla mietitura, fra Angelo d’Acri trascorreva molte ore nel confessionale non stancandosi mai di ascoltare e di usare misericordia con i peccatori.

Non lasciava mai il luogo dove aveva predicato la misericordia di Dio e riconciliato i peccatori, senza lasciare dei segni concreti: il calvario e la statua della Madonna Addolorata, richiami concreti dell’Amore di Dio che soffre e offre se stesso perché l’uomo abbia la Vita.

Nell’Ordine ebbe anche ruoli di autorità e come Ministro provinciale non mancò di richiamare i frati a vivere con autenticità la vita cappuccina proponendo loro cinque gemme preziose: l’austerità, la semplicità, l’esatta osservanza delle Costituzioni e della Regola, l’innocenza di vita e la carità inesauribile.

A 70 anni, il 30 ottobre 1739, moriva nel convento di Acri offrendo la sua vita a Dio perché ricoprisse la città e la Calabria dei doni più belli: la pace e il bene per tutti.

Angelo d’Acri aveva intuito che una predicazione forbita o un’oratoria retoricamente ineccepibile, come pure intrisa di dottrina o puramente moralistica non aiutava i cuori ad aprirsi incondizionatamente alla conversione e al riconoscimento del «tutto di Dio». La sua fu una predicazione che invitava a ritrovare la bellezza di essere figlio nel Figlio Gesù e la bontà di quell’Amore di Dio che non può essere trattenuta per sé ma che va continuamente ridonata.

Con la sua predicazione Angelo d’Acri è stato lo strumento capace di unire il cuore del Signore a quello degli uomini. Frate Angelo trasmetteva ai suoi uditori la gioia e la letizia di un Dio che è felice di dialogare con il suo popolo. Il confessionale era il luogo dove offrire al penitente la consolazione del perdono di Dio che apriva il cammino ad una vita nuova in Cristo. Ed è proprio nel sacramento della riconciliazione che si rinnova l’abbraccio di Dio già donato nel Battesimo e ora ridonato come abbraccio misericordioso.

Canonizzato - 15 ottobre 2017 dal Papa Francesco.

Materiale da scaricare (in italiano):

Testi liturgici – 31 ottobre