Dall’esperienza nel Golfo Arabico alle comunità indigene dell’Amazzonia e Timor Est, i relatori del CPO riflettono su come trasformare l’intuizione carismatica in metodo e responsabilità condivisa di fronte ai profondi cambiamenti del mondo contemporaneo.
Il secondo giorno di riflessioni del IX Consiglio Plenario dell’Ordine, tenutosi il 14 ottobre, è stato caratterizzato da interventi sull’interculturalità e sulla memoria delle tappe missionarie dell’Ordine. Queste tematiche spingono a comprendere come muoversi in un mondo pieno di cambiamenti profondi e rapidi.
Le sfide nel Golfo e l’identità missionaria
Nella prima sessione mattutina, Mons. Paolo Martinelli OFMCap, Vicario Apostolico dell’Arabia Meridionale, ha parlato della sua concreta esperienza nel Golfo (Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen). In questa regione, 34 frati cappuccini servono circa tre milioni di cattolici provenienti da oltre 100 nazionalità. Le fraternità presenti in quest’area rappresentano un autentico “laboratorio di interculturalità della fede e del carisma”, che affronta sfide cruciali come il dialogo interreligioso, il dialogo ecumenico, il dramma della guerra in Yemen e l’impatto delle nuove tecnologie. Riprendendo il Magistero e le parole di Papa Francesco, Mons. Martinelli ha ricordato che la missione non è un semplice accessorio, ma coincide con l’identità stessa del cristiano: “Io sono una missione su questa terra”. Ha affermato che ogni frate deve essere formato a una radicale disponibilità missionaria, anche ad gentes, abbracciando l’interculturalità come un autentico “segno dei tempi” in un mondo globalizzato. Ha infine esortato a superare la polarizzazione tra chi si concentra solo sull’annuncio del Kerigma e chi sulla promozione umana, trovando la sintesi perfetta nella “testimonianza” in cui la vita concreta comunica l’amore di Cristo, sul modello di San Francesco.
Memoria e responsabilità condivisa
Successivamente, la Dott.ssa Patrizia Morelli, Direttrice dell’Archivio Storico e della Biblioteca Centrale dei Cappuccini, ha esplorato il legame profondo tra l’Archivio, che rappresenta la memoria storica dell’Ordine, e l’azione verso il futuro, ovvero la missione. Il messaggio centrale della sua riflessione è stato che un carisma genera una missione duratura solo quando l’intuizione individuale si trasforma in “memoria, preparazione, metodo e responsabilità condivisa”. Tramite un excursus storico, la Dott.ssa Morelli ha mostrato come i Frati Minori Cappuccini abbiano imparato progressivamente a strutturare la loro presenza nel mondo. Già a partire dalle Costituzioni del 1536 divenne evidente la necessità che la missione fosse regolata e radicata nella vita comunitaria, portando poi, tra Ottocento e Novecento, allo sviluppo di una preparazione linguistica, teologica e culturale sempre più specifica, e alla nascita di istituzioni formative dedicate come il Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi.
Le testimonianze dirette dalle terre di missione
Le sessioni pomeridiane sono state dedicate all’ascolto dei frati che lavorano direttamente nelle terre di missione.
Fr. Paolo Maria Braghini ha raccontato la sua esperienza a Belém do Solimões, Amazzonia, dove è arrivato nel 2006 trovando un territorio abbandonato da quindici anni e abitato da 72 villaggi indigeni. Dopo aver vissuto anni di estreme difficoltà materiali e di isolamento, la svolta è giunta nel 2010 grazie a un cambio di metodo ispirato all’azione di Gesù: formare e responsabilizzare gli indigeni per renderli protagonisti diretti della Chiesa nascente. Fr. Paolo ha ricordato che l’azione evangelizzatrice deve nascere da un’intensa vita di preghiera, da una reale comunione fraterna e dalla povertà condivisa con i più deboli, non da un mero attivismo.
La missione a Timor Est:
Fr. Isidorus Yoseph Jawa, missionario indonesiano inviato a Timor Est nel 2010, ha testimoniato come in contesti segnati da ferite storiche e occupazioni, la semplice presenza fraterna sia di per sé un potente messaggio evangelico. La missione, ha sottolineato, richiede di ascoltare e di “diventare fratello” ancor prima di predicare, evitando accuratamente il “funzionalismo missionario”. Ha concluso affermando che il modello tradizionale di missione è superato: i confini tra province che inviano e ricevono stanno scomparendo e nazioni giovani come Timor Est si preparano oggi a inviare a loro volta giovani frati in Asia, Africa, Europa e America, concretizzando una vera fraternità universale.

