Vivere il Vangelo in un contesto segnato dalle differenze religiose e culturali
La missione del dialogo ecumenico e interreligioso assume una forma del tutto particolare nella presenza nel Golfo. Anzitutto è importante ricordare che la Custodia Generale dell’Arabia conta circa ottanta frati, provenienti da 17 Circoscrizioni dell’Ordine, ed è inserita in due Vicariati Apostolici: quello dell’Arabia Meridionale e quello dell’Arabia Settentrionale. Il nostro servizio è interamente dedicato alla missione ecclesiale di accompagnamento dei migranti nei sette Paesi che compongono il Golfo Arabico: Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen, Qatar, Bahrain, Arabia Saudita e Kuwait.
In contesti in cui la comunità cristiana rappresenta una minoranza all’interno di Paesi a maggioranza islamica, il dialogo non è un elemento opzionale, ma una dimensione quotidiana e decisiva della vita e della missione della Chiesa. Esso permette, da un lato, di comprendere e interiorizzare che il dialogo non è un’aggiunta alla fede cristiana, ma appartiene alla sua stessa natura; dall’altro, di sostenere e rafforzare i processi di coesistenza pacifica che, seppure con modalità e intensità differenti, questi Paesi stanno cercando di promuovere nei confronti delle comunità cristiane. Quando parliamo di minoranza, è tuttavia necessario riferirsi a numeri complessivamente significativi: si stimano infatti circa tre milioni di cattolici praticanti nell’intera Regione. Ciò rende la Chiesa particolarmente viva e dinamica, caratterizzata da un forte protagonismo laicale che genera una vitalità sorprendentemente gioiosa e creativa.
Nei territori della nostra missione è necessario considerare che i residenti stranieri, provenienti praticamente da tutto il mondo, costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione. In un contesto segnato da profonde differenze religiose e culturali, la coesistenza e, di conseguenza, le dinamiche del dialogo diventano imprescindibili. È in questo quadro che si colloca con particolare rilevanza la scelta del Vicario Apostolico dell’Arabia Meridionale, mons. Paolo Martinelli, OFMCap, di istituire un Ufficio del Vicariato dedicato al dialogo ecumenico e interreligioso. Due sono gli ambiti prioritari sui quali l’Ufficio è impegnato in questi anni: da una parte, la costruzione e il consolidamento delle relazioni con i leader religiosi delle altre religioni e delle diverse confessioni cristiane; dall’altra, la formazione degli operatori pastorali del Vicariato.
Di particolare rilievo sono tre iniziative:
- un percorso formativo-accademico dal titolo Dall’incontro tra san Francesco e il Sultano al Documento sulla Fratellanza Umana, proposto in collaborazione con l’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum (Cattedra di Spiritualità e Dialogo Interreligioso “Mons. Luigi Padovese”) e con l’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino” della stessa Università;
- un percorso formativo residenziale di una settimana, rivolto ai delegati delle Conferenze Episcopali impegnati nell’ambito del dialogo ecumenico e interreligioso, intitolato Formazione e condivisione nell’orizzonte del Documento sulla Fratellanza Umana e delle sue ricezioni e risonanze;
- un percorso formativo esperienziale di una settimana alla scoperta di una Chiesa interamente migrante. I partecipanti scoprono la missione della Chiesa nei territori del Golfo e si interrogano su come alcuni suoi elementi ecclesiologici e di servizio pastorale possano diventare nuovi paradigmi per la Chiesa del futuro.
Numerosi sono infine i progetti legati ai significativi anniversari che stiamo vivendo: i 1700 anni dal Concilio di Nicea, i 60 anni del documento conciliare Nostra Aetate e gli anniversari francescani che stanno segnando il cammino dell’Ordine, a partire dal 2019 (ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco e il sultano) fino al 2026, anno della Pasqua di san Francesco. Il nostro Padre Serafico continua così a rivelarsi profezia di amicizia e ponte di dialogo tra religioni e culture.
