Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 1:06 PM UTC, Oct 16, 2021

I Cappuccini in Algeria

I Cappuccini in Algeria

Una vita semplice, fraterna, missionaria

La fondazione della fraternità dei Cappuccini di Tiaret (Algeria) risale alla decisione del capitolo elettivo della Provincia di Francia-Vallonia del 2006. Dopo la conferenza di Madrid del 2005 sulla secolarizzazione in Europa, due frati, Dominique Lebon e Hubert Lebouquin, hanno fatto una prima esplorazione e presentato un dossier, votato poi a grande maggioranza. Fra René li ha raggiunti in Algeria, a Tiaret, il luogo dove il vescovo di allora immaginava potessero divenire fiorenti. E ciò si è verificato. Fra Mariusz, della provincia polacca di Cracovia, è arrivato nel 2013, e fra Pascal nel 2017, mentre fra Dominique è rientrato in Francia dopo 10 anni di presenza.

La semplicità, un’impronta francescana

La nostra vita fraterna, a Tiaret, città degli Altipiani, ai confini dell'Orania, si svolge in semplicità francescana. Ci occupiamo delle faccende domestiche, aiutati da una donna di servizio a tempo parziale, la quale si occupa anche della pulizia dello spazio della comunità parrocchiale. Siamo infatti responsabili della parrocchia di Santa Maddalena di Tiaret, di cui Mariusz è il parroco, che accoglie soprattutto studenti sub-sahariani (una ventina) e alcuni cristiani algerini.

Abbiamo un oratorio per la vita di preghiera comunitaria e personale, nonché una sala polivalente per le celebrazioni domenicali e festive, che hanno luogo il sabato pomeriggio e nei giorni di festa.

La nostra economia è assicurata da una specie di reddito di sussistenza (come incoraggia Papa Francesco) versato mensilmente dalla diocesi a ciascun fratello attivo, per un importo di 21.000 dinari algerini (circa 100 euro). Vi si aggiungono la pensione mensile di fra René, la solidarietà della Provincia per le assicurazioni sociali e altre donazioni. Le spese, oltre alla vita ordinaria, sono fatte per aiutare persone in difficoltà, per la Provincia o per gli strumenti della missione.

La fraternità come prima testimonianza

I fratelli sono consapevoli che la loro prima testimonianza è il loro modo di vivere insieme. Curano questa maniera di essere in relazione gli uni gli altri con l'aiuto degli strumenti tradizionali della vita cappuccina: la celebrazione regolare del capitolo locale, la liturgia semplice e immersa nel silenzio della preghiera, la corresponsabilità della gestione della casa. Non sono sovraccarichi di lavoro. Considerano l'ospitalità come un elemento centrale della loro esistenza e una testimonianza della Vita che accolgono nel silenzio della preghiera e della condivisione fraterna.

La missione pacifica e gratuita in mezzo ai musulmani e alle musulmane

Il nostro rapporto con il mondo deve tener conto dei limiti imposti dal paese: per esempio, è vietato lavorare senza un visto di lavoro (un'assunzione da parte di un'impresa straniera autorizzata). La religione di Stato è l'Islam; estremamente minoritaria, la presenza cristiana in generale, e cattolica in particolare, è sotto sorveglianza. Questo ci rimanda alla prima regola di san Francesco. Cerchiamo, infatti, di rimanere «umili e sottomessi a tutti» senza per questo perdere la nostra dignità. Non nascondiamo che siamo cristiani. Quando necessario e «piace a Dio», diciamo di più. Capita che gli algerini e le algerine vengano a parlarci di Dio e di un'esperienza di Cristo, spesso vissuta attraverso un sogno o un miracolo. L'accompagnamento di coloro che Cristo chiama fa parte della missione della Chiesa in questo Paese. Siamo qui anche per loro.

Non c'è nulla di speciale da fare se non essere presenti lì, disarmati e accoglienti, durare nel tempo e imparare le lingue del paese (l’arabo classico e il cabilo, un dialetto berbero, ma anche l'arabo dialettale).

Una chiamata urgente e un bisogno vitale

Qual è la situazione della Chiesa in Algeria? E come può il carisma cappuccino rispondere alle sfide che si presentano?

In Algeria, una Chiesa fragile

Il mondo in cui viviamo ha una lunga tradizione islamica. Le relazioni sociali rispettano la separazione tra pubblico e privato, in cui le donne dominano il secondo, mentre gli uomini occupano maggioritariamente il primo. Questo rapporto può cambiare nelle amministrazioni, nella scuola e nel campo della salute.

La presenza della Chiesa cattolica è legata alla storia coloniale francese. Questa origine si legge ancora: gli edifici, gli usi, i riferimenti sono innegabilmente europei. L'apporto delle congregazioni africane e, soprattutto, la presenza viva e dinamica di studenti e studentesse subsahariani, di tutte le appartenenze cristiane, viene oggi a rinnovare questo volto. Espatriati cristiani che lavorano nelle aziende straniere o nelle ambasciate arricchiscono ancora questa bella diversità.

Le sfide del nuovo millennio

La missione in Algeria è inseparabile dal contesto attuale del mondo in cui viviamo. Essa si confronta, a suo modo, con le sfide contemporanee più difficili.

La migrazione, inizio di un fenomeno ancora a venire

La prima sfida che attraversa la vita della nostra chiesa locale è quella della migrazione. La città di Tiaret non è sul percorso dei migranti sub-sahariani verso l'Europa; Orano, invece, si trova sulla “prima linea” di tutti i traffici legati a questo fenomeno. Le persone detenute nelle prigioni algerine, per motivi che vanno dal traffico di droga alla falsificazione, dalla truffa alla fabbricazione di banconote false, sono anche nostri “parrocchiani”. Quasi 80 membri della Chiesa algerina, tra cui due frati cappuccini, visitano questi prigionieri, su tutto il territorio. Questa missione è una delle più evidenti per la nostra Chiesa, e delle più significative per l'amministrazione algerina.

I migranti sono anche oggetto di un'attenzione particolare attraverso vari progetti sostenuti dalla Caritas Algeria, alcuni dei quali vedono un fratello impegnato: il “Giardino delle Donne” è il punto di ascolto e di accoglienza, al centro diocesano Pierre Claverie, entrambi ad Orano.

Ma soprattutto, ci percepiamo come una Chiesa di migranti!

Religioni che si affrontano o credenti che si riconoscono?

Il dialogo interreligioso è ovviamente una delle principali preoccupazioni della nostra missione. Cambiando prospettiva, da questa sponda del Mediterraneo, guadagniamo in acutezza sul cosiddetto «scontro delle civiltà» e le diverse correnti sulla pluralità all'opera in Europa e nel mondo. Per noi, si tratta di impegnarsi in una ricerca paziente, e meno spettacolare, per una vera rinascita di una civiltà inclusiva. I credenti, come invita papa Francesco, devono ricevere insieme la pace e vivere della beatitudine degli operatori di pace.