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Venerabile Raffaele da Sant’Elia a Pianisi, Sacerdote cappuccino

RaffaeleI Cardinali e i Vescovi durante la Sessione Ordinaria della Congregazione delle Cause dei Santi del 2 aprile 2019, hanno riconosciuto che il Servo di Dio Raffaele da Sant’Elia a Pianisi (1816-1901) ha vissuto in maniera eroica le virtù teologali (fede, speranza e carità), cardinali (fortezza, giustizia, prudenza, temperanza) e quelle del suo stato di consacrato (povertà, castità e obbedienza).

L’8 aprile 2019 il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione della Cause de Santi a promulgare il relativo Decreto super virtutibus. Ora per la sua beatificazione è necessario presentare un fatto straordinario/miracoloso ottenuto per intercessione del Venerabile Servo di Dio.

Il Servo di Dio, al secolo Domenico Petruccelli, nacque il 14 dicembre 1816 a S. Elia a Pianisi (provincia di Campobasso, diocesi di Benevento) in una modesta famiglia profondamente cristiana. Domenico era settimo di dieci figli, il padre Salvatore era agricoltore, la madre Brigida Mastrovita, casalinga, fu per i figli la prima educatrice che li crebbe ai valori della fede e a quelli civili e umani. Da ragazzo Domenico lavorò i campi e custodì i pochi animali di proprietà della famiglia, poi venne avviato ai mestieri di fabbro-ferraio, calzolaio e sarto, ma coltivò sempre in cuore il desiderio di farsi religioso francescano. Il giovane maturò la sua vocazione frequentando i frati cappuccini del convento del suo paese, due dei quali saranno i suoi formatori nel cammino alla vita religiosa: il guardiano del convento, p. Dalmazio da Morcone, che sarà suo maestro di noviziato e sua guida spirituale fino a quando, nel 1856, sarà nominato vescovo di Bova in Calabria, e p. Agostino da Morcone che riceverà la vestizione e la professione del Servo di Dio.

Per alcuni anni il padre si oppose alla sua vocazione religiosa, permettendogli solo di ricevere l’alfabetizzazione da qualche frate e altri pochi insegnamenti dal sacerdote del paese. A diciotto anni Domenico ricevette finalmente il permesso paterno di lasciare la famiglia e nel novembre del 1834 entrò nel noviziato di Morcone con il benestare del vicario provinciale dei Cappuccini, p. Francesco Maria da Gambatesa senior. Il 10 novembre vestì l’abito dei Frati Minori Cappuccini e ricevette il nome di Raffaele. Dopo l’anno di noviziato emise la professione religiosa il 10 novembre 1835.

Affrontò gli studi in preparazione al sacerdozio in modo piuttosto frammentario, a causa della complessa situazione della Provincia cappuccina di S. Angelo e anche per difficoltà legate alla sua salute: fu prima nel convento di Agnone, poi in quelli di Trivento e di Serracapriola, sotto la guida di p. Gabriele da Sassinoro, quindi a Bovino sotto la guida di p. Stefano da Bovino, infine a Larino, dove frequentò alcune lezioni alla scuola del seminario diocesano. Fu ordinato sacerdote il 29 marzo 1840 nel convento di Larino, dal vescovo diocesano Vincenzo La Rocca; completò il settennio di studi frequentando alcuni corsi tenuti dai Gesuiti nel seminario di Benevento e nel convento di Torremaggiore, e si dedicò alla predicazione in vari conventi della Provincia di S. Angelo.

Nel 1852, a trentasei anni, venne destinato al noviziato di Morcone, prima come vice maestro e poi come maestro, ufficio al quale rinunciò appena dopo un anno, rimanendo nella comunità senza la diretta responsabilità sui novizi. Nel 1857 venne incaricato del servizio religioso nell’ospizio della Madonna della Libera in Campobasso, ex monastero dei Celestini, e qui si dedicò per otto anni alla direzione spirituale, al servizio liturgico e all’assistenza dei moribondi. Dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, in conseguenza delle leggi di soppressione degli Istituti religiosi, il Servo di Dio dovette lasciare il suo ufficio e nel dicembre del 1866 si recò nel suo paese natale, dove ebbe il permesso di risiedere come rettore della chiesa e custode del convento di S. Elia, insieme ad un altro confratello. Per vent’anni egli si dedicò al ministero sacerdotale come confessore, consigliere e direttore spirituale di tanti fedeli, continuando a vivere il suo stile di vita religiosa con lo stesso zelo che aveva avuto prima della soppressione. Nel 1886 poté rientrare nel ripristinato convento di Morcone, dove ricoprì la carica di vice maestro dei novizi; qui egli rimase come padre spirituale straordinario e come presenza esemplare di vita religiosa anche quando, nel 1892, il noviziato passò sotto la Provincia cappuccina toscana. Nel settembre del 1900, ormai anziano e malato, fu trasferito nel convento del suo paese dove trascorse gli ultimi mesi di vita edificando tutti i fedeli che lo avevano ripetutamente richiesto fra loro. Morì santamente la sera dell’Epifania, il 6 gennaio 1901; fu sepolto nel cimitero del suo paese, accompagnato una folla di popolo che già da tempo lo venerava come “il monaco santo”.

Scarica - DECRETUM SUPER VIRTUTIBUS

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Ultima modifica il Lunedì, 27 Maggio 2019 17:29
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