Curia Generalis Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 10:39 PM CET, Dec 9, 2017

Una storica giornata francescana

In evidenza Una storica giornata francescana

Roma. Il 23 novembre scorso è stata una giornata indimenticabile. Un tiepido sole, più primaverile che autunnale, l’ha illuminata sin dall’alba. Quattrocento frati francescani, appartenenti tutti alla famiglia francescana nelle diverse denominazioni (minori, conventuali, cappuccini, terz’ordine regolare, frati dell’Atonement) si sono dati appuntamento per incontrare Papa Francesco. Nel primo mattino hanno raggiunto la chiesa di San Gregorio VII, vicino al Vaticano, dove si sono salutati e accolti reciprocamente e gioiosamente. Da qui nella tarda mattinata, accompagnati dai rispettivi Ministri Generali, si sono messi in cammino verso la porta del Perugino e, dopo un minuzioso e attento controllo, hanno raggiunto la Sala Clementina, dove Papa Francesco è sceso ad incontrarli.

Il saluto di Fra Mauro Jöhri al Santo Padre, in qualità di Presidente di turno della CMG OFM e TOR,  ha spiegato anche le ragioni dell’incontro: “Siamo qui convenuti per raccontarle il cammino che abbiamo compiuto e desideriamo compiere, da quando il 4 ottobre dell’anno 2013 ci incontrammo presso la tomba di San Francesco in Assisi… Al termine delle presentazioni lei domandò con tono delicatamente e forse volutamente meravigliato: “Ma allora esiste anche un ecumenismo francescano?” E poi aggiunse: “Rimanete uniti!” Santo Padre abbiamo accolto con letizia quell’invito e oggi brevemente le racconto cosa abbiamo fatto.”

Fra Mauro racconta quindi quanto si è fatto in questo tempo: “Inizio ricordando il V centenario dalla bolla papale “Ite vos” promulgata da Leone X, il 29 maggio 1517, il cui intento era quello di unificare tutte le varie aggregazioni francescane del tempo, sotto la giurisdizione di un solo Ministro generale. La bolla non ebbe seguito positivo e si assistette alla separazione tra i Frati Minori e i Frati Minori Conventuali. Trascorsi 11 anni, nel 1528 papa Clemente VII confermò la riforma dei Frati Minori Cappuccini. Unitamente alla gratitudine per le grandi cose che lo Spirito del Signore ha operato nelle diverse componenti della famiglia francescana, dobbiamo riconoscere che abbiamo vissuto anche tempi di tensione e di discordia. La ricorrenza dell’ottavo centenario del “Perdono d’Assisi” è stata la felice occasione per chiederci perdono e così il giorno 11 luglio 2016, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, abbiamo vissuto una celebrazione di riconciliazione e di pace. Dal 29 maggio al 2 giugno dell’anno in corso, i Frati francescani dell’Umbria con i rispettivi Ministri e Vicari generali si sono ritrovati a Foligno per un Capitolo che hanno voluto chiamare “Capitolo generalissimo”. La gratitudine, il desiderio di comunione e la speranza hanno caratterizzato l’evento.”

Frutto di questo cammino condiviso è la creazione di un’università francescana, ora in fase di realizzazione, e la nascita tra pochi giorni a Rieti di una fraternità composta da frati minori, minori conventuali e minori Cappuccini. Fra Mauro ha ricordato anche altre iniziative condivise, quali i corsi trimestrali di formazione per i missionari a Bruxelles, e a partire da quest’anno i corsi di aggiornamento ai formatori dei tre Ordini maschili in Africa.

Al saluto di Fra Mauro a nome di tutti i presenti, ha risposto il Santo Padre con un discorso articolato intorno al tema della “minorità”, luogo d’incontro con Dio, con i fratelli e con il creato. Riportiamo alcuni passaggi.

La minorità è luogo di incontro con Dio: “La minorità caratterizza in modo speciale la vostra relazione con Dio. Per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e vale quanto vale davanti a Dio e nulla più. Per questo la vostra relazione con Lui dev’essere quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E attenzione all’orgoglio spirituale, all’orgoglio farisaico: è la peggiore delle mondanità.”

La minorità è luogo di incontro con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne: “La minorità si vive prima di tutto nella relazione con i fratelli che il Signore ci ha donato. Come? Evitando qualsiasi comportamento di superiorità. Questo vuol dire sradicare i giudizi facili sugli altri e il parlare male dei fratelli alle loro spalle - è nelle “Ammonizioni” questo! - rigettare la tentazione di usare l’autorità per sottomettere gli altri; evitare di “far pagare” i favori che facciamo agli altri mentre quelli degli altri a noi li consideriamo dovuti; allontanare da noi l’ira e il turbamento per il peccato del fratello.”

La minorità luogo di incontro con il creato: “Per il Santo di Assisi, il creato era «come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza». La creazione è «come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia». Oggi - lo sappiamo - questa sorella e madre si ribella perché si sente maltrattata. Davanti al deteriorarsi globale dell’ambiente, vi chiedo che come figli del Poverello entriate in dialogo con tutto il creato, prestandogli la vostra voce per lodare il Creatore, e, come faceva san Francesco, abbiate per esso una particolare cura, superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale. Collaborate con varie iniziative alla cura della casa comune, ricordando sempre la stretta relazione che c’è tra i poveri e la fragilità del pianeta, tra economia, sviluppo, cura del creato e opzione per i poveri”.

Terminato il discorso, il Santo Padre ha salutato molto amabilmente tutti i frati presenti, accogliendoli e abbracciandoli uno per uno e impartendo loro la sua benedizione apostolica.

Commossi e felici, i francescani hanno raggiunto il luogo dal quale erano partiti e qui, in una sala della parrocchia di San Gregorio VII, hanno condiviso con molta semplicità e senza alcuna formalità il pranzo. Al termine, nel primo pomeriggio, i frati si sono salutati e ognuno ha raggiunto il suo convento. Una giornata splendida, che resterà a lungo nei ricordi di ciascuno di loro e negli annali della famiglia francescana.

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I testi:

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI MEMBRI DELLE FAMIGLIE FRANCESCANE DEL PRIMO ORDINE E DEL TERZO ORDINE REGOLARE

Sala Clementina
Giovedì, 23 novembre 2017

Cari fratelli,

il “Signor Papa”, come lo chiamava san Francesco, vi accoglie con gioia e in voi accoglie i fratelli francescani che vivono e lavorano in tutto il mondo. Grazie per quello che siete e per quello che fate, specialmente a favore dei più poveri e svantaggiati.

«Tutti allo stesso modo siano chiamati minori», si legge nella Regola non bollata. Con questa espressione san Francesco non parla di qualcosa di facoltativo per i suoi fratelli, ma manifesta un elemento costitutivo della vostra vita e missione.

In effetti, nella vostra forma di vita, l’aggettivo “minore” qualifica il sostantivo “fratello”, dando al vincolo della fraternità una qualità propria e caratteristica: non è la stessa cosa dire “fratello” e dire “fratello minore”. Per questo, parlando di fraternità bisogna tenere ben presente questa caratteristica tipica francescana della relazione fraterna, che esige da voi una relazione di “fratelli minori”.

Da dove è venuta a Francesco l’ispirazione di porre la minorità come elemento essenziale della vostra fraternità?

Essendo Cristo e il Vangelo l’opzione fondamentale della sua vita, con tutta sicurezza possiamo dire che la minorità, pur non mancando di motivazioni ascetiche e sociali, nasce dalla contemplazione dell’incarnazione del Figlio di Dio e la riassume nell’immagine del farsi piccolo, come un seme. E’ la stessa logica del “farsi povero da ricco che era” (cfr 2 Cor 8,9). La logica della “spogliazione”, che Francesco attuò alla lettera quando «si spogliò, fino alla nudità, di tutti i beni terreni, per donarsi interamente a Dio e ai fratelli».

La vita di Francesco è stata segnata dall’incontro con Dio povero, presente in mezzo a noi in Gesù di Nazareth: una presenza umile e nascosta che il Poverello adora e contempla nell’Incarnazione, nella Croce e nell’Eucaristia. D’altra parte, sappiamo che una delle immagini evangeliche che più impressionò Francesco è quella della lavanda dei piedi ai discepoli nell’Ultima Cena.

La minorità francescana si presenta per voi come luogo di incontro e di comunione con Dio; come luogo di incontro e di comunione con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne; infine, come luogo di incontro e di comunione con il creato.

La minorità è luogo di incontro con Dio

La minorità caratterizza in modo speciale la vostra relazione con Dio. Per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e vale quanto vale davanti a Dio e nulla più. Per questo la vostra relazione con Lui dev’essere quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E attenzione all’orgoglio spirituale, all’orgoglio farisaico: è la peggiore delle mondanità.

Una caratteristica della vostra spiritualità è quella di essere una spiritualità di restituzione a Dio. Tutto il bene che c’è in noi o che noi possiamo fare è dono di Colui che per san Francesco era il Bene, «tutto il bene, il sommo bene» e tutto va restituito all’ «altissimo, onnipotente e buon Signore». Lo facciamo attraverso la lode, lo facciamo quando viviamo secondo la logica evangelica del dono, che ci porta a uscire da noi stessi per incontrare gli altri e accoglierli nella nostra vita.

La minorità è luogo di incontro con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne

La minorità si vive prima di tutto nella relazione con i fratelli che il Signore ci ha donato. Come? Evitando qualsiasi comportamento di superiorità. Questo vuol dire sradicare i giudizi facili sugli altri e il parlare male dei fratelli alle loro spalle - è nelle “Ammonizioni” questo! -; rigettare la tentazione di usare l’autorità per sottomettere gli altri; evitare di “far pagare” i favori che facciamo agli altri mentre quelli degli altri a noi li consideriamo dovuti; allontanare da noi l’ira e il turbamento per il peccato del fratello.

Si vive la minorità come espressione della povertà che avete professato, quando si coltiva uno spirito di non appropriazione nelle relazioni; quando si valorizza il positivo che c’è nell’altro, come dono che viene dal Signore; quando, specialmente i Ministri, esercitano il servizio dell’autorità con misericordia, come esprime magnificamente la Lettera a un Ministro, la migliore spiegazione che ci offre Francesco di ciò che significa essere minore rispetto ai fratelli che gli sono stati affidati. Senza misericordia non c’è né fraternità né minorità.

La necessità di esprimere la vostra fraternità in Cristo fa sì che le vostre relazioni interpersonali seguano il dinamismo della carità, per cui, mentre la giustizia vi porterà a riconoscere i diritti di ciascuno, la carità trascende questi diritti e vi chiama alla comunione fraterna; perché non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia. I fratelli sono l’importante, non le strutture.

La minorità va anche vissuta in relazione a tutti gli uomini e le donne con cui vi incontrate nel vostro andare per il mondo, evitando con la massima cura ogni atteggiamento di superiorità che vi possa allontanare dagli altri. San Francesco esprime chiaramente questa istanza nei due capitoli della Regola non bollata dove mette in rapporto la scelta di non appropriarsi di nulla (vivere sine proprio) con l’accoglienza benevola di ogni persona fino alla condivisione della vita con i più disprezzati, con quelli che sono considerati veramente i minori dalla società: «Si guardino i frati, ovunque saranno […], di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno. E chiunque verrà da loro, amico o avversario, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà». E anche: «E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi, e tra i mendicanti lungo la strada».

Le parole di Francesco spingono a chiedersi come fraternità: Dove stiamo? Con chi stiamo? Con chi siamo in relazione? Chi sono i nostri preferiti? E, dato che la minorità interpella non solo la fraternità ma ciascuno dei suoi componenti, è opportuno che ognuno faccia l’esame di coscienza sul proprio stile di vita; sulle spese, sul vestire, su quello che considera necessario; sulla propria dedizione agli altri, sul fuggire dallo spirito di curare troppo sé stessi, anche la propria fraternità.

E, per favore, quando fate qualche attività per i “più piccoli”, gli esclusi e gli ultimi, non fatelo mai da un piedistallo di superiorità. Pensate piuttosto che tutto quello che fate per loro è un modo di restituire ciò che gratuitamente avete ricevuto. Come ammonisce Francesco nella Lettera a tutto l’Ordine: «Nulla di voi trattenete per voi». Fate uno spazio accogliente e disponibile perché entrino nella vostra vita tutti i minori del vostro tempo: gli emarginati, uomini e donne che vivono per le nostre strade, nei parchi o nelle stazioni; le migliaia di disoccupati, giovani e adulti; tanti malati che non hanno accesso a cure adeguate; tanti anziani abbandonati; le donne maltrattate; i migranti che cercano una vita degna; tutti quelli che vivono nelle periferie esistenziali, privati di dignità e anche della luce del Vangelo.

Aprite i vostri cuori e abbracciate i lebbrosi del nostro tempo, e, dopo aver preso coscienza della misericordia che il Signore vi ha usato, usate con essi misericordia, come la usò il vostro padre san Francesco; e, come lui, imparate a essere «infermo con gli infermi, afflitto con gli afflitti». Tutto questo, lungi dall’essere un sentimento vago, indica una relazione tra persone così profonda che, trasformando il vostro cuore, vi porterà a condividere la loro stessa sorte.

La minorità luogo di incontro con il creato

Per il Santo di Assisi, il creato era «come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza». La creazione è «come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia».

Oggi - lo sappiamo - questa sorella e madre si ribella perché si sente maltrattata. Davanti al deteriorarsi globale dell’ambiente, vi chiedo che come figli del Poverello entriate in dialogo con tutto il creato, prestandogli la vostra voce per lodare il Creatore, e, come faceva san Francesco, abbiate per esso una particolare cura, superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale. Collaborate con varie iniziative alla cura della casa comune, ricordando sempre la stretta relazione che c’è tra i poveri e la fragilità del pianeta, tra economia, sviluppo, cura del creato e opzione per i poveri.

Cari fratelli, vi rinnovo la richiesta di san Francesco: E siano minori. Dio custodisca e faccia crescere la vostra minorità.

Su tutti voi invoco la benedizione del Signore. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Ultima modifica il Mercoledì, 29 Novembre 2017 09:30