Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 11:45 PM UTC, Sep 16, 2021

«PRIORITÀ DELL'ESSERE SUL FARE»

Paolo VI

ai partecipanti al Capitolo Generale
dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini

12 luglio 1976

«Fratelli carissimi, fratelli carissimi, la vostra sola presenza è per noi una grandissima consolazione. Pensare che la Chiesa ha un gruppo di figli come voi siete, con una autenticità francescana che portate con voi, che avete tutti la carica della missione di andare, come diceva il padre Ministro Generale, di andare per il mondo a predicare il Vangelo; per noi che siamo proprio nel cuore di questo problema, la Chiesa fedele deve effondersi e diffondersi, la vostra presenza ci porta una grande consolazione.

Vorremmo dire tante cose, sapete, tante cose, ma, adesso dico una qualche parola; intanto anticipiamo con qu sta: Carissimi fratelli, abbiate fiducia (sembra quasi una contraddizione con la regola evangelica; ma non lo è e ve lo spiego subito). Abbiate fiducia in voi stessi, nella vostra scelta! Avete scelto questo abito, questa vocazione, questa famiglia religiosa, questo tipo di sequela del Vangelo. Ebbene, sappiate che questo ha il sigillo di un'autenticità, di un rispecchiamento fedele che Cristo veramente può davvero essere contento di essere da voi annunciato e da voi rappresentato. Siate lieti e fieri di essere Frati Minori Cappuccini! Siate davvero senza dubbi su questo! Dire: adesso bisogna che ci uniformiamo al mondo, adesso cambiano i tempi, adesso cambieremo anche noi i nostri costumi. Quel che è necessario, non è il luogo di discutere queste cose...; ma abbiate la fedeltà sostanziale alla vostra formula francescana e cappuccina e siate sicuri che siete davvero nella realizzazione, per quanto è possibile a noi uomini di questa terra, del Vangelo di Cristo. Ecco.

Figli carissimi, siamo lieti di darvi il benvenuto nella nostra casa, che è la casa di tutti.

Qui vorremmo farvi vedere che ci sono rappresentanti degli Ordini religiosi che stanno a guardarci e i loro Ordini religiosi anteriori alla nascita dei Cappuccini; ma sono sempre dei grandi esemplari che ci dicono come la vita religiosa presa in questa forma letterale e completa, sia sempre feconda ed esemplare.

Siamo lieti (dicemmo) di darvi il benvenuto nella nostra casa che è la casa di tutti, ma in particolare di coloro che, per la professione di vita perfetta mediante la pratica dei consigli evangelici, più sono vicini al nostro cuore di Vicario di Colui, che è modello di ogni perfezione.

Abbiamo accolto di buon grado il desiderio espresso dal vostro Ministro Generale, col quale ci felicitiamo per la fiducia riconfermatagli dai Membri del Capitolo Generale, ed abbiamo fatto spazio nel nostro programma per un incontro particolare con voi.

Anche se voi volete scusare del ritardo che vi abbiamo imposto e se dobbiamo anche misurare il tempo non col cuore, ma con l'inflessibilità dell'esigenza dell'orologio.

Un incontro che ci permettesse di manifestarvi alcuni pensieri che la sollecitudine sempre viva per le sorti del vostro benemerito Ordine ci suggerisce.

Voi potete domandare: il Papa ama i Cappuccini? Rispondete di si, subito. Vuol dire la fiducia che abbiamo, è vero, nella vostra vocazione, nella vostra immolazione, e l'abbiamo non soltanto perché ammiriamo il sacrificio vivente nel vostro abito, nel vostro modo di vita, ma perché abbiamo fiducia che la vostra figura, quella beata figura che troviamo nel famoso libro di Manzoni, di fra' Cristoforo, è ancora una figura viva, è ancora parlante. Noi abbiamo una certa conoscenza, anche, direi, dei gusti popolari; e quando in una Missione, in una parrocchia capita un Cappuccino, tutti vogliono andarsi a confessare da lui. E gli altri sacerdoti? Eh, ma quello è un Cappuccino! Quindi abbiate fiducia che davvero potete rappresentare con la vostra stessa fisionomia esteriore quel Vangelo che predicate.

Vogliamo innanzitutto dirvi il nostro paterno compiacimento per l'accoglienza che l'Ordine ha riservato alla Lettera da noi inviata - Ricordiamo la data: il 20 agosto 1974. Quindi vedete che siamo sempre informati su noi stessi e anche su quelli che vengono a colloquio con noi - in occasione del precedente Capitolo generale, lettera con cui indicavamo alcune linee maestre per un rinnovamento dell'Ordine.

Questo è nella legge naturale. Dobbiamo sempre ringiovanire, sempre rivivere, sempre ritornare da principio, come un albero deve mandare, ogni primavera, dei rami nuovi, altrimenti non è vivo. E così anche voi siete invitati ad essere fedeli a questa legge del rinnovamento che è la legge di vita, per essere davvero corrispondenti alla vostra vocazione e ai desideri che la Chiesa e Cristo hanno sopra la vostra famiglia religiosa.

Nella Lettera, in cui indicavamo alcune linee maestre, dicevamo, per un rinnovamento dell'Ordine, che significasse la riproposta nel contesto del mondo attuale delle caratteristiche originarie dello spirito francescano cappuccino più autentico. Le vicende di questi due anni hanno confermato la presenza nella vita della Chiesa della vostra grande famiglia religiosa, accanto a motivi di preoccupazione non ancora del tutto risolti, segni significativi di una promettente ripresa.

E non è facile davvero l'esperienza che il posto in cui il Signore ci ha messo ci offre, cioè, di vedere il panorama della Chiesa. Guardando a voi, vediamo con occhio veramente di compiacenza: la Chiesa ha ancora dei rappresentanti di apostoli che siete voi, ancora dei figli fedeli che vestono cos da poveri e sotto la grande guida di Frate Francesco. Questo ci dà davvero una grande consolazione, e voi, anche se siete nella vostra umiltà silenziosi e volete essere, direi, quasi dimenticati, all'ultimo posto, sappiate invece che avete un posto di privilegio nella nostra stima e nella nostra affezione.

Che cosa intendiamo allora proporre questa mattina alla vostra considerazione? Lo diciamo subito con poche parole: il dovere impellente, che già state compiendo adesso, dell'evangelizzazione.

Questa passione di diffondere il Regno di Dio, di portare la parola di salvezza, la verità che salva il mondo, la soluzione dei grandi problemi umani che sembrano invece essere travolti e quasi scavalcati dal progresso, dalle lotte, dalla politica, dalla vita sociale, dagli interessi economici...; e poi viene un Frate Francescano che dice: no, si vive così. Avete ragione! Abbiate fiducia, ripeto, nella vostra vocazione, perché siete candidati e siete operai della evangelizzazione.

Noi abbiamo pubblicato, lo sapete, su questo argomento una esortazione Apostolica, proprio alla fine del recente Anno Santo, intitolata, come si fa con i documenti pontifici, che si prendono le prime parole e servono da titolo, «Evangelii nuntiandi» (8-XII-1975), Esortazione nella quale abbiamo raccolto, seguendo le indicazioni del Sinodo dei Vescovi del 1974, quasi in una breve

«Summa», i criteri ai quali deve ispirarsi l'annuncio della Buona Novella agli uomini d'oggi.

Volete che continuiamo la conversazione che stiamo vivendo? Ebbene, leggete quella Esortazione. Là ci sono i nostri pensieri, ci sono i nostri desideri. E sarebbe per noi un grande conforto quel giorno che voi poteste accorgervi che scrivendo quelle cose, che siete coinvolti; leggevamo nel vostro cuore, nella vostra esperienza, nelle vostre fatiche, nei vasti problemi; cercavamo di interpretarli e di esprimerli in maniera che fossero ancora conforta ti per la vostra vocazione cappuccina.

Ritorniamo a parlarne a voi, per insistere sulla fondamentale importanza di questo dovere, di fronte al quale San Paolo usciva nella ben nota esclamazione:

«Vae... mihi est, si non evangelizavero» (1 Cor. 9, 16). Il dovere dell'evangelizzazione esige da voi che, dopo un preliminare esame volto a mettere in luce le principali esigenze del mondo odierno, (che sarà gran cosa). In confronto col mondo, ma noi che siamo? Siamo così diversi? Siamo delle eccezioni, siamo delle anomalie rispetto al mondo... e bisogna pur conoscerlo; e ci ha delle esigenze, e parla certi linguaggi, e ci ha dei gusti, ci ha dei costumi... Bisogna conoscerlo, bisogna conoscerlo s è il lato sperimentale dell'evangelizzazione, a cui non possiamo sottrarci. Non predichiamo al vento, predichiamo a uomini e gli uomini sono quello che sono, e alcune volte sono sordi, e alcune volte sono cattivi, e alcune volte sono nemici, e alcune volte sono corrotti, ecc. ecc., e alcune volte sono come siete voi, poveri; e allora ascoltano, e allora comprendono, e allora vedono l'amico, vedono uno che non ambisce di concorrere alla preda che loro vanno cercando, cioè la ricchezza; ma vedono uno che è alleato nella loro sofferenza, nella loro povertà, e ascoltano, e ascoltano.

L'apostolato dei Cappuccini ha esplicazioni molteplici e varie, e la storia passata e recente dimostra quanto essi sappiano adattarsi alle condizioni ambientali, in cui sono chiamati a svolgere la loro attività.

Questo si bisogna sapersi adattare, bisogna uniformarsi in certe maniere o esteriori o anche di mentalità, fin dove è possibile; ma bisogna anche conservare la propria originalità, la propria fisionomia, come si dice adesso la propria autenticità.

Bisogna proseguire su questa strada, con prudenza e lungimiranza, nell'intento di attuare il programma del- 1'Apostolo, il quale poteva affermare: «Omnibus omnia factus sum, ut omnes facerem salvos» (1 Cor. 9, 22). A questo proposito vorremmo richiamare una delle caratteristiche più tradizionali dello spirito del vostro Ordine, che ci sembra importante che venga anche oggi messa in evidenza in modo particolare nel vostro apostolato: quella di farvi in ogni circostanza portatori di

pace fra gli uomini.

Lo dice il Vangelo: Beati i portatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt. 5, 9), Voi siete per natura, direi, per vocazione, per la stessa silouette, per la stessa figura che rappresentate vestita, ecc. ecc. degli annunciatori di pace fra gli uomini. E guardate che nonostante tutte le società di pace, con tutte le promesse e trattati e le guerre finite, ecc., c'è un bisogno enorme di mettere pace, concordia, fratellanza fra questi uomini del mondo nostro. Incominciano di nuovo, direi, a inferocirsi e accanirsi gli uni contro gli altri, sia nell'ambiente domestico, familiare e sociale e sia anche in quello internazionale e politico.

Pace tra gli uomini. L'uomo di oggi ha bisogno come non mai di incontrare sulla sua strada chi gli rivolga il saluto, augurio ed invitante richiamo insieme, che fu caro a San Francesco: «Pace e Bene!».

Che parole d'oro! «Pace e Bene!». Il poterle ripetere con le vostre labbra, con il vostro esempio, con la vostra vita, con la vostra presenza, col vostro sacrificio, con l'immolazione continua della vostra esistenza, per questo «Pace e Bene!». Guardate che questa è una grande formula, come ci sono delle altre formule, non dico di no, che possono personificare delle famiglie religiose. Voi potete personificarvi in questa che vi definisce bene ed ha un'irradiazione più che non si pensi: È venuto ad annunciarci «Pace e Bene!».

Pace con gli uomini per attenuare, se non è possibile risolvere, i conflitti nei rapporti individuali, familiari e sociali, sul piano nazionale e anche internazionale. Pace soprattutto con Dio nel santuario della coscienza, giacché proprio nell'amoroso incontro col Padre che «rimette a noi i nostri debiti» (Mt. 6, 12; Le. 11, 4),si riceve il dono di poter guardare con occhi nuovi i fratelli che hanno debiti verso di noi (cfr. Mt. 18, 35).

E qui si aprirebbe l'importante capitolo della evangelizzazione, che si attua nel confessionale; guardate che tocca un punto delicatissimo, ma importantissimo. Lo so, lo so che è discusso, conteso e che non è adesso di grande moda. (Qui il Papa dice sottovoce): Tenetelo voi, tenetelo voi; siate dei bravi confessori specializzati, specializzati in qu sta terapia, che vi dia una scienza delle anime, una scienza di Dio come nessun'altra psicologia o psicoterapia può dare agli uomini e ai sofferenti di questo mondo. Siate dei bravi confessori! Siate vicino al confessionale, in quel ministero delicato e importantissimo, anche se oggi da talune voci a torto contestato che è l'amministrazione individuale del sacramento della riconciliazione. È capitolo che non possiamo qui sviluppare, affrontare. L'Ordine dei Cappuccini del resto vanta maestri insigni in quest'arte finissima, e non c'è che da mettersi alla loro scuola, per raccogliere suggerimenti preziosi sul giusto atteggiamento da assumere verso le anime, per favorire in loro il segreto lavorio della grazia. Ci basti richiamare la figura umile e radiosa oh! del beato Padre Leopoldo da Castelnuovo, che noi abbiamo avuto la fortuna e l'onore e la gioia di proclamare appunto beato in paradiso. Un vostro confratello; forse qualcuno di voi, chissà? l'avrà conosciuto, non è vero? Ebbene, ecco, bene vedete, lo abbiamo già dichiarato, e a ragione, perché non li facciamo mica arbitrariamente questi atti, li abbiamo voluti documentati nientemeno che da miracoli, da grazie, da un esame direi quasi anatomico delle virtù di questo degno di essere chiamato alla gloria del paradiso.

Ebbene, abbiamo proclamato beato questo vostro confratello, il Padre Leopoldo di Castelnuovo. Aveva poi anche questa prerogativa, di appartenere alla Jugoslavia e di essere padovano, no? è divenuto tale; e con la semplicità, e con la dolcezza e con la pazienza e la bontà, quante anime ha consolato! Ho conosciuto anch'io, personalmente, persone (erano professori di Università a Padova, ecc.), dicevano: Ah! Dal Padre Leopoldo, s dal Padre Leopoldo, sì! Si dovrebbe dire, da questo s a tutti voi, a ciascuno di voi, se voi davvero foste imbevuti della coscienza di ciò che può essere un maestro di anime che si curva sopra le miserie, sopra i gemiti, alcune volte sopra i capricci delle coscienze per raddrizzarle e per elevarle a Dio. Un grande, un grande ministero!

Noi abbiamo avuto la gioia di proclamarlo Beato, per delineare un tipo di servizio pastorale, che vi vorremmo sapere impegnati ad offrire generosamente alle anime desiderose di un incontro sacramentale con l'amore misericordioso del Redentore.

Ecco, «Pace e Bene!», è proprio nel ministero della confessione che questo augurio si verifica.

E ci sia lecito, figli carissimi, prolungare ancora per un minuto il discorso, allo scopo di sottolineare brevemente tre requisiti, che ci sembrano fondamentali per una vostra efficace opera di evangelizzazione. Il primo potrebbe essere formulato così, in termini difficili, filosofici, ma voi li capite subito: priorità dell'essere rispetto al fare.

Tanti possono rimproverare: che fanno i Cappuccini? Non abbiamo nessuna opera. Sono, sono, testimoni! Sono dei seguaci del Vangelo completi, sono dei maestri della vita spirituale realizzata nella loro stessa vita. Ed è questa priorità, davvero·, che vi mette, senza che voi lo vogliate, nei primi posti nella gerarchia dei valori spirituale della Chiesa.

Priorità dell'essere rispetto al fare. L'evangelizzazione richiede testimonianza e la testimonianza suppone un'esperienza, quella che scaturisce da una profonda vita di unione interiore col Cristo, che porta il discepolo ad una progressiva conformazione al Maestro, ad un essere come Lui, ecco, essere come Lui!, per Lui, in Lui, che man mano traluce, ed allora in modo convincente, anche nella forma esterna di vivere, di essere e di lavorare. Una forma esterna contrassegnata in particolare (oh, lo sapete benissimo), dalla povertà di Cristo.

Guardate che la povertà di cui siete rivestiti è una predica, è un linguaggio, è un rimprovero, forse, a camminare in un mondo che invece cerca davvero tutt'altro che la povertà. Ma è un ricordo dire: guarda, cerchiamo le cose che importano, non quelle che cadono e che si corrompono. Voi con la vostra povertà cercate la libertà dai beni, dalla schiavitù dei beni economici, predicate la santità, predicate la aspirazione alla libertà delle anime, della vita spirituale.

Una forma esterna contrassegnata in particolare, dicevamo, dalla povertà di Cristo, il quale da ricco che era si fece povero per amor nostro, allo scopo di farci ricchi della sua povertà (cfr. 2 Cor. 8, 9; Mt. 8, 20e Decr. «Per/ectae Caritatis», n. 13). È questa una lezione essenziale che irradia dal messaggio francescano più autentico, un messaggio oggi più attuale che mai!

Alcuni dicono: ma è roba di Medioevo, questo. No! È roba di oggi, sarà roba di domani, perché davvero tocca i gangli vitali della psicologia e della moralità dell'uomo e quindi dei suoi destini.

Secondo requisito: vicinanza al popolo.

Non c'è bisogno che ve la presentiamo, perché già la predicate. Ma vi confortiamo in questa vicinanza.

L'Ordine Cappuccino è un Ordine, gloriatevi di esserlo, popolare. Siatelo! È sorto con questa caratteristica e sarà accetto ed efficace nella sua azione evangelizzatrice, se si manterrà come il popolo che l'ha visto così nei secoli. Di qui il dovere di vivere vicino alle classi umili.

Trovate la maniera, davvero, di percorrere i sentieri, le vie, le case, le casupole dei poveri e della gente che vive in umiltà.

Il dovere, dicevo, di vivere vicino alle classi umili. Di qui l'impegno ad uno stile di vita che, quanto a povertà, non si discosti dal loro. Di qui la coerente esclusione dei compromessi contrari alla tradizionale austerità e semplicità della vostra vita, anche per quanto riguarda la figura esterna del frate cappuccino.

Terzo requisito (e ci fermiamo qui perché tanti ce ne sarebbero ancora): fedeltà alla Chiesa.

Carissimi, siete della Chiesa. Amatela. Amiamola. Cercate di essere davvero fedeli alla Chiesa, fedeli all’episcopato, fedeli anche al povero fratello che vi parla, ma in nome di Cristo.

L'evangelizzazione non avviene mai a titolo personale, ma sempre e soltanto a nome della Chiesa, perché è alla Chiesa che Cristo ha affidato il compito di annunziare il Vangelo a tutte le genti (cfr. Mt. 20, 18-20;· Mc. 16, 15-16; At. 26, 17ss). Mantenersi in comunione di mente, di unione d'azione con l'insegnamento, con le direttive e le disposizioni dell'Autorità ecclesia­

le nelle circostanze concrete in cui si è chiamati ad operare, sia a livello della Chiesa universale come anche nelle singole Chiese particolari, è esigenza connaturale ad ogni azione apostolica, che voglia essere «in aedificationem et non in destructionem» (2 Cor. 10, 8), perché Cristo è cosi ... ed è così che salva le anime.

Questi erano i principali pensieri che volevamo comunicarvi stamane nella gioia, nell'opportunità dell'incontro che voi ci offrite. Voi, carissimi, in questo incontro ci avete offerto appunto l'occasione di testimoniare ancora una volta quali vincoli di paterna dilezione, possiamo dire di più, predilezione ci legano al vostro Ordine. Valga ad impetrare larga diffusione di grazia sui buoni sentimenti, con i quali avete accolto le nostre umili parole, la Benedizione Apostolica, che adesso di cuore vi impartiamo.