Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum

Log in
updated 2:21 PM CEST, Jul 21, 2018

Padre Giovanni Dalpiaz interpreta i dati del questionario per la Ratio Formationis

Martedì 13 marzo il Consiglio Internazionale della Formazione, riunito in Curia generale per la discussione sulla Ratio Formationis dell’Ordine, ha invitato Giovanni Dalpiaz, monaco camaldolese, insegnante di sociologia all’Università Salesiana, a tenere una conferenza per illustrare ed interpretare i dati del questionario inviato a tutti i frati del mondo sulla metodologia della Ratio.


Dalpiaz ha diviso il suo intervento in tre parti. Nella prima parte ha spiegato la natura del questionario, la validità delle risposte che sono pervenute al CIF e di quale parte del mondo il questionario è più immagine. Ha dapprima rilevato un dato: l’Ordine, nonostante l’emorragia di vocazioni in Europa e la grande crescita in altre aree come l’Asia e l’Africa, è presente in tutto il mondo. Nonostante il questionario sia stato inviato a tutti i frati (circa 10500), sono ritornate soltanto 3000 schede, quindi il 30 per cento; eppure, ha affermato il monaco, questo dato è in linea con la modalità scelta, ovvero quella postale. Sull’età, è più rappresentata l’area giovanile. È un campione che da un punto di vista statistico non dà un’immagine rappresentativa dell’Ordine, ma in cui si evidenziano le sensibilità dei frati più attivi, soprattutto quelli più impegnati nella formazione.
Nella seconda parte, ha dato delle indicazioni generali sulle dinamiche della vita religiosa. Ripercorrendo la storia degli ultimi secoli, ha ricordato che fino alla metà del ‘900 tutto si realizzava all’interno di una cultura, di una visione del mondo omogenea e condivisa, perché era una visione che nasceva in Europa: per essere cristiani, si doveva essere europei; questa realtà è ancora valida per certi aspetti, ma è una validità in rapido cambiamento: il futuro dell’Ordine ha una fisionomia non più europea. Si sta entrando in una fase nuova della Chiesa, caratterizzata dal declino del modello europeo, e questo fa sì che la realtà cappuccina non abbia più una sua cultura, ma si presenti come un luogo in cui le diverse culture e visioni del mondo imparano ad incontrarsi e confrontarsi.


Nella terza parte, infine, ha tracciato alcune linee emerse dal questionario. Intanto, ha messo in luce un dato significativo: c’è un’ampia condivisione (il 96 per cento) di mettere mano alla Ratio Formationis. C’è una risposta tendenzialmente positiva riguardo alla formazione: l’85 per cento ritiene che la formazione ricevuta si sia rivelata adeguata, perché li ha resi persone capaci di un’adeguata comprensione della realtà. Alla domanda intorno ai temi su cui puntare, emergono 3 priorità: 1) la fraternità (80 per cento); 2) la contemplazione e la ricerca di Dio (63); 3) la minorità (48). Toccando la dimensione dell’affettività, il 33 per cento evidenzia una problematicità sulle modalità con cui è stata curata la propria formazione affettiva, ma l’85 per cento dice di vivere un’integrazione positiva. Ciò che accomuna molti è il forte senso di appartenenza all’Ordine: lo dice il 91 per cento dei frati; e tra i fattori che hanno aiutato ad interiorizzare il carisma, al primo posto c’è l’esperienza della fraternità (il 64 per cento), che è proprio vita di appartenenza e che rimane il luogo principale della vita cappuccina.

 

Fra. Mauro Scoccia Ofm Cap