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	<title>La nostra storia Archives - Frati Minori Cappuccini</title>
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		<title>Vita in fraternità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 13:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Frati e fraternità locali Per circa gli 10.500 frati presenti in più di 100 paesi differenti l&#8217;appartenenza all&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini si realizza prima di tutto nella&#8230;</p>
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<h3>Frati e fraternità locali</h3>
<p>Per circa gli 10.500 frati presenti in più di 100 paesi differenti l&#8217;appartenenza all&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini si realizza prima di tutto nella condivisione di vita di tutti i giorni nell&#8217;ambito di una fraternità locale.</p>
<p>Il nostro Ordine conta più di 1700 fraternità locali, composte almeno da tre frati. In genere il numero dei membri delle fraternità locali si colloca fra 5 e 12. Costituisce rara eccezione che si oltrepassino i 30.</p>
<p>La fraternità locale pratica la preghiera comune, mangia alla stessa tavola e condivide gli impegni necessari alla vita comune come pure i servizi che presta alla popolazione vicina. L&#8217;aiuto fraterno, la comunanza dei beni e la condivisione con la gente vicina sono aspetti essenziali della vita in fraternità.</p>
<p>Il coordinamento della vita fraterna è affidato ad un &#8220;guardiano&#8221;, assistito da un vicario. Tuttavia tutti i frati partecipano all&#8217;organizzazione e all&#8217;arricchimento della vita comunitaria per mezzo di riunioni regolari, dette capitoli locali.</p>
<h3>Fraternità regionali</h3>
<p>Le fraternità locali formano insieme una rete di comunione su un territorio definito che costituisce una circoscrizione dell&#8217;Ordine. La circoscrizione di questo tipo si chiama &#8220;provincia&#8221;. Tuttavia, partendo da alcuni criteri &#8211; che includono il numero dei frati, il tempo dell&#8217;impiantazione, il livello di sviluppo e la capacità di autonomia &#8211; le circoscrizioni possono essere anche viceprovince, custodie o delegazioni.</p>
<p>Le delegazioni rappresentano un primo inizio di presenza organizzata in un dato territorio. Di conseguenza le fraternità che la compongono sono ancora sotto il governo della provincia di origine dei frati.</p>
<p>Ma le reti di fraternità locali che formano custodie o viceprovince o province hanno sempre un proprio governo eletto dal capitolo della circoscrizione. Tali capitoli, celebrati ogni tre anni, possono riunire o tutti i frati della circoscrizione oppure i delegati delle fraternità locali: sta alla circoscrizione scegliere fra l&#8217;una o l&#8217;altra forma. Il capitolo è la più alta autorità della circoscrizione. In conformità alla Regola di san Francesco e alle Costituzioni dell&#8217;Ordine è compito del capitolo di trattare tutte le questioni che riguardano la vita fraterna nel rispettivo territorio e di eleggere il governo, che sarà formato, quasi sempre, da un &#8220;ministro&#8221; e da quattro consiglieri. Questi consiglieri tradizionalmente sono detti &#8220;definitori&#8221;. Il ministro &#8211; o servitore della fraternità &#8211; e i suoi consiglieri sono eletti per tre anni. Il mandato del ministro può essere rinnovato ancora per tre anni. Ma ogni tre anni devono essere cambiati almeno due dei quattro consiglieri di questo governo della fraternità.</p>
<p>Ogni provincia ha una grande autonomia nell&#8217;organizzazione della sua vita e dei servizi che svolge. È la provincia che è responsabile dell&#8217;ammissione dei candidati alla nostra forma di vita come pure della loro formazione religiosa e professionale.</p>
<p>Nel nostro Ordine alcuni frati divengono sacerdoti dopo aver seguito il cammino di formazione voluto dalla Chiesa per la preparazione a questo compito. Gli altri assumono integralmente la loro vocazione di frati minori pur rimanendo laici. È la professione della Regola di san Francesco e dei voti di povertà, castità e obbedienza che ci riuniscono in fraternità. Il sacerdozio non crea differenza fra di noi. Secondo i termini della nostra legislazione, tutti i frati che hanno emesso la professione perpetua hanno quindi uguali diritti nell&#8217;Ordine e sono eleggibili a tutte le cariche necessarie al bene comune della fraternità.</p>
<p>Le dimensioni delle province possono variare, andando attualmente da meno di 30 frati a più di 300. Per preservare il clima fraterno ed evitare l&#8217;anonimato burocratico, una provincia molto grande può scegliere di articolarsi in regioni più piccole e quindi più adatte ad una condivisione familiare. Parallelamente, quando una provincia diviene troppo piccola per potersi governare e sviluppare, può unirsi ad un&#8217;altra provincia per formare con essa una circoscrizione più vigorosa.</p>
<p>In ognuna delle grandi regioni del mondo, le province sono raggruppate in &#8220;conferenze&#8221;. Questa struttura regionale, in forza della lingua, della cultura e di altri fattori sociali, rende più facile la collaborazione nei settori d&#8217;interesse comune.</p>
<h3>Fraternità mondiale</h3>
<p>Come le province e le altre circoscrizioni sono delle reti di fraternità locali, così l&#8217;Ordine, a livello mondiale, può essere descritto come una rete di province, viceprovince, custodie e delegazioni, la cui animazione è compito del Ministro generale aiutato da otto consiglieri (definitori generali).</p>
<p>Il Ministro generale e i suoi consiglieri sono eletti durante il capitolo generale dell&#8217;Ordine, che viene celebrato ogni sei anni. Il capitolo generale riunisce i ministri di tutte le province e viceprovince, come pure un certo numero di delegati delle province più numerose e delle custodie.</p>
<p>Oltre ad eleggere il Ministro generale e i suoi consiglieri, che devono essere scelti in ciascuna delle grandi regioni dell&#8217;Ordine, il capitolo generale ha come compito quello di trattare di tutti i problemi dell&#8217;Ordine e di aggiornare la nostra legislazione affinché essa risponda adeguatamente ai bisogni della Chiesa e allo sviluppo della società.</p>
<p>Durante i sei anni del suo mandato il Ministro generale s&#8217;impegna a visitare tutte le circoscrizioni dell&#8217;Ordine e, per quanto possibile, tutti frati. I suoi consiglieri più spesso visiteranno la regione che li ha espressi e per la quale hanno ricevuto una responsabilità particolare. Loro cura costante sarà quella di incoraggiare lo sviluppo locale e la diversità, preservando però la coesione e l&#8217;unità. Dovranno pure avere particolare attenzione per tutti i bisogni, sia in personale che in risorse materiali, che potrebbero trovare un aiuto appellandosi alla solidarietà dell&#8217;Ordine.</p>
<p>Allo scopo di fare il punto su alcune questioni centrali nella vita dell&#8217;Ordine il Ministro generale qualche volta riunisce dei rappresentanti di tutte le regioni dell&#8217;Ordine in un Consiglio temporaneo allargato, detto Consiglio Plenario dell&#8217;Ordine. I CPO celebrati fino ad ora hanno trattato temi come la preghiera, le missioni, la formazione, la nostra presenza profetica nel mondo e la povertà evangelica vissuta in fraternità. Nel 2004 il settimo CPO tratterà della &#8220;nostra vita fraterna in minorità&#8221;.</p>
<p>Essere fratelli, è l&#8217;espressione fondamentale dell&#8217;appartenenza all&#8217;Ordine. Tuttavia noi siamo una famiglia estremamente diversificata, allo stesso tempo unita e separata da tante culture, da situazioni politiche, economiche e sociali che riflettono una parte molto grande della ricchezza dell&#8217;umanità, alla quale noi, presenti in tanti luoghi, apparteniamo. Ma noi tutti condividiamo la tradizione francescana come storia comune e intima; siamo uniti da antiche istituzioni che adattiamo secondo i bisogni del nostro sviluppo; e poi abbiamo tutti scelto di vivere &#8220;secondo la forma del santo Vangelo&#8221;, di servire il Signore e i nostri fratelli nella solidarietà e nella pace. Nella preghiera e nella condivisione quotidiana delle nostre fraternità locali, esiste sempre uno spazio aperto per i nostri frati provenienti da altre parti, in modo che se vengono da noi con facilità si ritrovano in mezzo a loro veri e propri fratelli. &nbsp;</p>
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		<title>Francesco d&#8217;Assisi</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/francesco-d-assisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2013 09:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra storia]]></category>
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<p class="dropcap">È probabilmente il santo più conosciuto e popolare, che ancor oggi affascina molte persone, in particolare poeti e pittori; quanti si dedicano ai poveri e alla tutela dell’ambiente naturale.</p>
<p class="dropcap">Giovanni Bernardone &#8211; questo era il suo vero nome e cognome &#8211; nacque ad Assisi nel 1181 o 1182, mentre suo padre Pietro Bernardone, ricco commerciante di tessuti, si trovava, per motivo d’interessi, in Francia. Appena rientrato, forse per commemorare il suo viaggio in Francia, il padre chiamò suo figlio “Francesco”. Destinato all’attività mercantile, Francesco, sin da bambino, frequentò la scuola presso la chiesa di san Giorgio ad Assisi e, grazie all’educazione ivi ricevuta, apprese l’arte di leggere e scrivere, oltre che a conoscere anche la Bibbia, specialmente il Vangelo e i Salmi. Francesco trascorse gli anni della sua gioventù in modo spensierato, in compagna dei coetanei, divertendosi, partecipando a balli e cene, e praticando il commercio nella bottega del padre. Cercò di acquisire la dignità di cavaliere che per molti borghesi facoltosi era il massimo dell’ambizione. Per questo, nel 1198, partecipò all’insurrezione dei cittadini d’Assisi contro il potere del principe Corrado da Urslingen, e nel 1202 alla guerra tra Assisi e Perugia. In quest’ultima, nella battaglia a Collestrada, fu catturato e imprigionato per quasi un anno. Pensò poi di mettersi al seguito del conte Gentile che, su sollecitazione di Papa Innocenzo III, doveva recarsi nell’Italia meridionale e in Sicilia per mettere fine all’anarchia che vi si stava diffondendo. All’ultimo momento però si ritirò da quella campagna, si dice, sotto l’influsso, di un sogno misterioso nel quale avrebbe udito questa domanda: “Chi è meglio servire, il servo o il padrone?”</p>
<p class="dropcap">Dobbiamo cercare gli inizi della conversione di Francesco attorno all’anno 1202. Lui stesso ne parla in modo sobrio e chiaro: “Il Signore dette a me, Frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo” (Testamento, 1-4). Secondo san Bonaventura, un momento particolare della conversione di Francesco fu la visione misteriosa di Cristo, che dalla croce gli avrebbe comandato di ricostruire la chiesa che stava andando in rovina. Entrambi gli avvenimenti, l’incontro con il lebbroso e la visione del Crocifisso, non si contraddicono, ma costituiscono le tappe susseguenti del processo di conversione. La chiamata del Crocifisso fu colta da Francesco in modo letterale: intraprese così, attorno al 1206, una vita eremitica occupandosi della ricostruzione delle chiesette rovinate che incontrava nei pressi d’Assisi. Per coprire le spese delle ricostruzioni usava il denaro della bottega del suo padre. La resistenza violenta del padre contro quel cambio della vita, specialmente contro l’uso del denaro, proveniente dal commercio, per l’aiuto ai poveri e per la ricostruzione delle chiese, si concluse con un processo davanti al vescovo di Assisi, quando Francesco rinunciò pubblicamente al diritto al patrimonio, restituendo al padre anche i vestiti che aveva addosso. Abbandonata Assisi, all’inizio si mise a lavorare manualmente nella cucina dell’abbazia benedettina a San Verecondo, e poi a servire i lebbrosi a Gubbio. Dopo il suo ritorno alla città natale, molto importante fu per lui il giorno 24 febbraio 1208 (la data probabile) quando udì le parole del Vangelo sull’invio degli Apostoli e le prese come indirizzate a lui personalmente. Iniziò quindi una vita di estrema povertà, dedicata all’annuncio itinerante del Vangelo, sentendosi chiamato, in modo particolare, alla penitenza. Viveva delle offerte degli abitanti di Assisi che mendicava passando da porta a porta.</p>
<p class="dropcap">Non aveva intenzione di fondare alcuna nuova struttura nella Chiesa, e non cercava né seguaci né compagni, ma costoro vennero da lui appena pochi mesi dopo (1208/1209). Tutti provenivano da Assisi o dalle vicinanze e furono testimoni della trasformazione di vita di Francesco: il cittadino d’Assisi Bernardo da Quintavalle, il giurista Pietro Cattani, Egidio da Assisi, il sacerdote Silvestro, il contadino Egidio, un nobile impoverito Morico, Sabatino, Giovanni dalla Cappella, poi gli altri. Nei primi compagni sono rappresentate tutte le classi sociali dell’epoca. Francesco li inviò a due a due in missione a predicare più con l’esempio che con la parola. La fraternità, insediatasi attorno al 1209 nel tugurio di Rivotorto, si trasferì alcuni mesi più tardi alla Porziuncola – una piccola chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, che Francesco ricevette dai Benedettini, e che fu la prima a essere ricostruita. La Porziuncola divenne segno della povertà di Francesco: non la volle ricevere in proprio, ma in affitto.</p>
<p class="dropcap">La nascente fraternità aveva bisogno di una regola. Doveva essere costituita da alcune frasi del Vangelo che parlavano dell’annuncio della Buona Novella, del dovere di portare la propria croce, di seguire Cristo e della rinuncia ad ogni proprietà. Quando il numero di fratelli salì a dodici, si recarono a Roma, dove Francesco personalmente presentò al papa Innocenzo III la domanda di confermare quel genere di vita. La domanda, in molti cardinali, suscitò dei seri dubbi per il modo radicale di vivere la povertà e per la paura di essere di fronte ad un’altra eresia. Alla fine il papa Innocenzo III, nel 1209, approvò oralmente questa vita. Per volontà di Francesco la fraternità prese il nome di “Ordine dei Frati Minori”, anche se inizialmente furono in uso altre denominazioni, come per esempio “Penitenti d’Assisi”. Siccome la fraternità cresceva di numero molto velocemente (attorno al 1220 c’erano già più di 3.000 frati), e la vita portava sempre nuove domande e interrogativi per i quali la regola, molto generica nel contenuto, non dava nessuna risposta, durante gli incontri annuali di tutti i fratelli, cioè nei capitoli, si aggiungevano le indicazioni e le norme che alla fine sono cresciute per diventare un documento abbastanza corposo (24 capitoli), codificato nel 1221. Essendo sorte, tra i frati, divergenze riguardo allo scopo e ai compiti della fraternità (missioni estere? Predicazione? La vita dedicata esclusivamente alla preghiera e contemplazione?), Francesco non cercava di risolvere queste difficoltà da solo, ma contava sull’aiuto dello Spirito Santo che – come profondamente credeva – “concederà ai fratelli di conoscere ciò che devono fare e come procedere”. Alla fine, con l’aiuto del Cardinale Ugolino da Segni e alcuni frati esperti nell’arte di scrivere (Cesario da Spira, Bonizio da Bologna), compose la versione definitiva della regola che fu approvata dal papa Onorio III con la bolla Solet annuere del 29 novembre 1223. Questa Regola fino ad oggi costituisce il fondamento della vita di tutti i rami dell’Ordine dei Frati Minori. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1223 a Greccio, Francesco per la prima volta nella storia, allestì il presepe – un costume che negli anni successivi si divulgò in tutta l’Europa, e poi in tutto il mondo.</p>
<p class="dropcap">L’ultimo periodo di vita fu per Francesco molto doloroso.Un’infiammazione agli occhi, che lo aveva colpito in Terra Santa, dove si era recato negli anni 1219 -1220, lo tormentava costantemente. La cura degli occhi, molto dolorosa (con il ferro rovente), non porto risultati soddisfacenti. E poi le stimmate, ricevute durante la prolungata preghiera in solitudine a La Verna, nel settembre del 1224 quando ebbe la visione del Cristo in forma di Serafino con sei ali che gli trafisse le mani, i piedi e il fianco. Le stimmate furono segno della particolare elezione da parte di Dio, ma evidentemente comportavano il dolore fisico che lo ostacolava nel camminare e tenere qualsiasi cosa nelle mani. E per finire, anche le sofferenze morali: Francesco si sentiva incapace di servire il numero crescente di frati che, come credeva, per colpa sua diventavano sempre meno zelanti oppure non comprendevano la vita evangelica. Presentendo la fine, Francesco chiese di essere portato alla Porziuncola. E’ lì che circondato dai fratelli concluse la vita terrena la sera del 3 ottobre 1226. Nell’ultima ora, prima di morire, chiese di essere posto sulla terra nuda, spogliato – voleva morire assolutamente povero, non avendo nulla di proprio. Appena a due anni dalla sua morte, nel 1228, Papa Gregorio IX (già cardinale Ugolino da Segni), lo proclamò santo. Inizialmente il suo corpo fu deposto nella chiesa di San Giorgio ad Assisi, e nel 1230 fu trasferito alla basilica dedicata a San Francesco, costruita appositamente per questo scopo ad Assisi, dove si trova fino ai nostri giorni.</p>
<p class="dropcap">Francesco è autore dei seguenti scritti: la Regola (sia nella versione non approvata – 1221, sia in quella approvata – 1223, insieme ad altri frammenti redatti i diversi momenti), il Testamento, alcune lettere (tra le altre: A tutto l’Ordine, Ai fedeli, A frate Leone), molte preghiere, specialmente di lode, e una raccolta di brevi insegnamenti chiamati Ammonizioni.</p>
<p style="text-align: right;"><em>fr. Roland Prejs OFMCap</em></p>
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