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	<title>Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini Archives - Frati Minori Cappuccini</title>
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	<title>Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini Archives - Frati Minori Cappuccini</title>
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		<title>2018 &#8211; Francesco</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/udienza-di-papa-francesco-14-settembre-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Udienza di Papa Francesco ai partecipanti il Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini 14 settembre 2018 Alle ore 12.50, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Udienza di Papa</p>
<h3 style="text-align: center;">Francesco</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti il Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">14 settembre 2018</p>
<p style="text-align: justify;">Alle ore 12.50, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Partecipanti all’85° Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, in corso a Roma, presso il Collegio Internazionale “San Lorenzo da Brindisi”, dal 27 agosto al 16 settembre 2018. Il Papa ha pronunciato un discorso a braccio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DISCORSO “A BRACCIO” DEL SANTO PADRE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è qui un <span style="text-decoration: underline;">discorso preparato</span>, ma è troppo formale per condividere con voi Cappuccini; sarà consegnato al Padre Generale… Eccolo, questo è quello ufficiale. Ma preferisco parlarvi così, dal cuore. A te [si rivolge al neo-eletto Ministro Generale Fra’ Roberto Genuin] auguro il meglio: sei il quarto Generale che io conosco. Prima ho conosciuto Flavio Carraro, con cui siamo stati compagni nel Sinodo del ’94; poi, John Corriveau, che ci ha rubato un bravo Cappuccino dell’Argentina per farlo consigliere, ma poi io mi sono vendicato ed è stato fatto vescovo [ride, ridono]. Poi Mauro [Jöhri], che, da bravo svizzero, ha portato avanti le cose con <em>buon senso</em> – buon senso –, con senso della concretezza, della realtà; e, come tutti quelli che sanno parlare le lingue ma anche il dialetto, è uno che scende nei dettagli della vita. E ora te, il quarto. Vi auguro il meglio [a lui e ai nuovi consiglieri].</p>
<p style="text-align: justify;">Questa mattina pensavo a voi. C’è una parola che tu hai detto nel tuo discorso: prima di tutto i Cappuccini sono “i frati del popolo”: è una caratteristica vostra. La vicinanza alla gente. Essere vicini al popolo di Dio, vicini. E la vicinanza ci dà quella scienza della concretezza, quella saggezza – è più che scienza: è una saggezza. Vicinanza a tutti, ma soprattutto ai più piccoli, ai più scartati, ai più disperati. E anche a quelli che si sono più allontanati. Penso a fra’ Cristoforo [dei <em>Promessi sposi</em>], al “vostro” fra’ Cristoforo. Vicinanza: questa parola vorrei che rimanesse in voi, come un programma. Vicinanza al popolo. Perché il popolo ha un grande rispetto per l’abito francescano. Una volta il cardinale Quarracino mi diceva che, in Argentina, a volte qualche mangiaprete dice una parolaccia a un prete, ma mai, mai un abito francescano è stato insultato, perché è una grazia. E voi Cappuccini avete questa vicinanza: conservatela. Sempre vicini al popolo. Perché siete i frati del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, in Irlanda [a Dublino], <em>ho visto quella vostra opera con i più scartati</em> e sono rimasto commosso. E una bella parola che ha detto il superiore di quella Casa, l’anziano fondatore, è stata: “Noi, qui, non domandiamo da dove vieni, chi sei: sei figlio di Dio”. Questa è una delle caratteristiche. Capire bene, a “fiuto”, le persone, senza condizioni. Tu entra, poi vediamo. E’ un vostro carisma, la vicinanza, conservatelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, un’altra cosa tipica dei Cappuccini: siete uomini capaci di risolvere i conflitti, di fare la pace, con quella saggezza che viene proprio dalla vicinanza; e soprattutto fare la pace nelle coscienze. Quel “qui non si domanda, qui si ascolta”, che ho detto di quel Cappuccino irlandese, voi lo esercitate tanto nel sacramento della Confessione e della Penitenza. Voi siete uomini di riconciliazione. Ricordo la vostra chiesa a Buenos Aires: tanta gente, da tutta la città, andava a confessarsi lì. Perché questi ti ascoltano, ti sorridono, non ti domandano cose e ti perdonano. E questo non vuol dire essere “di manica larga”, no, questa è saggezza di riconciliazione. Conservate l’apostolato delle confessioni, del perdono: è una delle cose più belle che avete, riconciliare la gente. Sia nel sacramento, sia nelle famiglie: riconciliare, riconciliare. E ci vuole pazienza per questo, non parole, poche parole, ma vicinanza e pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, un’altra cosa che ho visto nella vostra vita: la preghiera semplice. Voi siete uomini di preghiera, ma semplice. Una preghiera a tu per tu con il Signore, con la Madonna, con i Santi… Conservate questa semplicità nella preghiera. Pregate tanto, ma con questa semplicità. Uomini di pace, di preghiera semplice, uomini del popolo, uomini della riconciliazione. Così vuole la Chiesa che voi siate: conservate questo. E con quella libertà e semplicità che è propria del vostro carisma.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ringrazio per tutto quello che fate per la Chiesa, vi ringrazio tanto. Continuate così, continuate così, “alla cappuccina”… [ridono] Grazie!</p>
<p>________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><strong>DISCORSO DEL SANTO PADRE CONSEGNATO</strong></p>
<p>Cari Frati Minori Cappuccini!</p>
<p style="text-align: justify;">Sono lieto di questo incontro, che mi permette di salutarvi personalmente in occasione del vostro Capitolo Generale. Ringrazio il nuovo Ministro Generale, Fra’ Roberto Genuin, formulando auguri di buon lavoro a lui e al suo Consiglio. In questi giorni di studio e di confronto fraterno, avete posto la vostra attenzione sul tema <em>«Imparate da me … e troverete»</em> (cfr Mt 11,29), per individuare prospettive apostoliche e formative da offrire ai vostri confratelli sparsi in tutto il mondo. Infatti, oltre all’elezione del nuovo Governo della vostra Fraternità, avete dedicato ampio spazio alla <em>Ratio Formationis Ordinis</em>, documento importante per condurre la persona consacrata nel cuore del Vangelo, che è la forma di vita di Gesù spesa totalmente per Dio e per i fratelli, specialmente gli ultimi e gli emarginati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle orme del Divino Maestro e seguendo l’esempio di San Francesco, che incontrando i lebbrosi imparò l’umiltà e il servizio, sforzatevi di vivere le relazioni e l’attività religiosa nella gratuità, nell’umiltà e nella mansuetudine. Così potete realizzare con gesti concreti e quotidiani la “minorità” che caratterizza i seguaci di Francesco. Essa è dono prezioso e di grande necessità per la Chiesa e per l’umanità del nostro tempo. Così agisce il Signore: fa le cose semplicemente. L’umiltà e la semplicità sono lo stile di Dio; ed è questo stile che tutti noi cristiani siamo chiamati ad assumere nella nostra vita e nella nostra missione. La vera grandezza è farsi piccoli e servitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa minorità nel cuore e nello stile di vita, voi date il vostro apporto al grande impegno della Chiesa per l’evangelizzazione. Lo fate portando avanti generosamente l’apostolato a contatto diretto con diversi popoli e culture, specialmente con tanti poveri e sofferenti. Vi incoraggio in questo sforzo, che nel Capitolo avete condiviso a livello internazionale, esortandovi a non perdervi d’animo di fronte alle difficoltà, tra le quali il calo numerico dei frati in certe zone, ma a rinnovare ogni giorno la fiducia e la speranza nel sostegno della grazia di Dio. La gioia del Vangelo, che affascinò irresistibilmente il Poverello di Assisi, sia la fonte della vostra forza e della vostra costanza, perché con il riferimento alla Parola di Gesù tutto appare sotto una nuova luce, quella dell’amore provvidente di Dio. Ogni volta che attingiamo alla fonte per recuperare la freschezza originaria del Vangelo, spuntano nuove strade, nuovi approcci pastorali e metodi creativi aderenti alle attuali circostanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro tempo manifesta i segni di un evidente disagio spirituale e morale, dovuto allo smarrimento dei riferimenti sicuri e consolanti della fede. Quale grande bisogno hanno oggi le persone di essere accolte, ascoltate, illuminate con amore! E quale grande tradizione avete voi Cappuccini nella prossimità spicciola alla gente, nella partecipazione ai problemi concreti, nel colloquio spirituale e nell’amministrazione del Sacramento della Riconciliazione! Non mancate di essere maestri di preghiera, di coltivare la spiritualità robusta, che comunica a tutti il richiamo delle “cose di lassù”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo, sarete più convincenti se anche le vostre comunità e le vostre strutture esprimeranno sobrietà e parsimonia, segno visibile di quel primato di Dio e del suo Spirito di cui le persone consacrate si impegnano a dare limpida testimonianza. In questa prospettiva, anche la trasparente e professionale gestione delle risorse economiche è immagine di una vera famiglia che cammina nella corresponsabilità e solidarietà tra i suoi membri e con i poveri. Un altro importante aspetto della vita delle vostre comunità è l’unità e la comunione, che si realizzano dedicando ampio spazio all’ascolto e al dialogo per rinforzare il discernimento fraterno.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia del vostro Ordine è ricca di tanti coraggiosi testimoni di Cristo e del Vangelo, molti dei quali proclamati Santi e Beati. La santità di costoro conferma la fecondità del vostro carisma e mostra i segni della vostra identità: la consacrazione totale a Dio fino al martirio, dove richiesto, la vita semplice in mezzo alla gente, la sensibilità di fronte ai poveri, l’accompagnamento spirituale come vicinanza e l’umiltà che permette di accogliere tutti. Nel solco di questo vostro tipico stile di vita, possiate camminare animati da zelo rinnovato per spingervi, con libertà profetica e saggio discernimento, su strade apostoliche coraggiose e frontiere missionarie, coltivando sempre la collaborazione con i Vescovi e le altre componenti della Comunità ecclesiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La vostra identità carismatica, arricchita dalla varietà culturale della vostra Famiglia religiosa, è più che mai valida ed è proposta attraente per tanti giovani del mondo, che sono alla ricerca di autenticità e di essenzialità. La fraternità brilli come elemento qualificante della vostra vita consacrata, allontanando da voi ogni atteggiamento elitario, stimolando a cercare sempre l’incontro tra di voi e con tutti, specialmente coi tanti assetati dell’amore misericordioso che solo Cristo ci può offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore vi ricolmi delle sue grazie, e nello spirito di san Francesco procedete lieti e sicuri, sempre nella consapevolezza grata di appartenere al santo Popolo fedele di Dio e di servirlo con umiltà. Vi accompagni la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a voi, Padri Capitolari, e all’intero vostro Ordine. E per favore, non dimenticatevi di pregare me. Grazie!</p>
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		<title>2000 &#8211; Giovanni Paolo II</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/discorso-di-giovanni-paolo-ii-venerdi-7-luglio-2000/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2000 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti il Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini Venerdì 7 Luglio 2000 Cari Fratelli dell&#8217;Ordine Cappuccino! 1. Con gioia vi accolgo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Discorso di</p>
<h3 style="text-align: center;">Giovanni Paolo II</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti il Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">Venerdì 7 Luglio 2000</p>
<p><em>Cari Fratelli dell&#8217;Ordine Cappuccino!</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Con gioia vi accolgo in occasione del vostro Capitolo Generale. Saluto con affetto il Ministro Generale, Fra John Corriveau e, nel ringraziarlo per i sentimenti manifestati a nome di voi tutti, gli porgo felicitazioni ed auguri per l&#8217;incarico confermatogli dal Capitolo al servizio dell&#8217;Ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle più autorevoli biografie del vostro Fondatore racconta che il Papa Innocenzo III, mentre stava valutando la richiesta di san Francesco di essere autorizzato a fondare una &#8220;nuova&#8221; forma di vita consacrata, si sentì incoraggiato da un sogno a darvi risposta affermativa: gli apparve la Basilica del Laterano in procinto di rovinare, ma accanto ad essa vi era un uomo poverello e piccolo che la sosteneva con le sue spalle perché non cadesse (cfr san Bonaventura, <em>Leggenda maggiore</em>, III, 10; FF 1064). La vostra Famiglia religiosa, sin dalle sue origini, è contrassegnata dall&#8217;impegno, lasciatole dall&#8217;Assisiate, di un grande amore per la Chiesa e di una filiale obbedienza e fedeltà ai suoi Pastori. Tutto ciò spiega bene il significato della vostra odierna visita e rende opportuno, pertanto, che il Successore di Pietro si rivolga a voi, rappresentanti dei vostri Confratelli sparsi nel mondo intero, per esortarvi a perseverare nel cammino intrapreso.</p>
<p style="text-align: justify;">2. La recente celebrazione della Pentecoste ha attratto ancora una volta la nostra attenzione sui molteplici doni di cui lo Spirito Santo ha voluto arricchire la Chiesa. La vita stessa della Sposa di Cristo è frutto dell&#8217;effusione dello Spirito promesso da Gesù nell&#8217;Ultima Cena (cfr Gv 15, 26-27; 16, 4-15). Tale effusione, sperimentata in modo così vivido nella sera di Pasqua (cfr Gv 20, 21-23) e nella mattina di Pentecoste (cfr At 2, 1-4), fa della Chiesa una splendida compagine di realtà personali differenti, radunate in una profonda comunione di fede e di amore ed impegnate nella testimonianza a Gesù risorto fra tutte le genti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i singoli Istituti religiosi con i rispettivi carismi sono frutto dell&#8217;amore dello Spirito per la Chiesa. Nella sequela di Cristo e nell&#8217;adesione alla sua persona merita anzitutto di essere messa oggi in speciale evidenza la &#8220;fedeltà al carisma fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale di ciascun Istituto&#8221; (<em>Vita consecrata</em>, 36). &#8220;Lo stesso «carisma dei fondatori» (ET 11) si rivela come un&#8217;esperienza dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il corpo di Cristo in perenne crescita. Per questo «la Chiesa difende e sostiene l&#8217;indole propria dei vari istituti religiosi» (<em>Lumen gentium</em>, 44; cfr <em>Christus Dominus</em>, 33, 35, 1-2, ecc.)&#8230; E&#8217; necessario che l&#8217;identità di ogni istituto sia conservata con tale sicurezza, che si possa evitare il pericolo di una situazione non sufficientemente definita, per cui i religiosi, senza la dovuta considerazione del particolare stile proprio della loro indole, vengano inseriti nella vita della Chiesa in modo vago e ambiguo&#8221; (<em>Mutuae relationes</em>, 11).</p>
<p style="text-align: justify;">3. Gli incontri con voi, in occasione dei vostri Capitoli Generali, mi hanno dato l&#8217;opportunità, fra l&#8217;altro, di apprezzare l&#8217;impegno con cui avete cercato di riscoprire, alla luce degli insegnamenti conciliari, l&#8217;eredità spirituale di san Francesco, identificando con molta serietà ciò che è davvero essenziale nel vostro carisma. Vi incoraggio a proseguire in questa linea, restando sempre attenti e docili alle indicazioni del Magistero.</p>
<p style="text-align: justify;">Due aspetti dovrete, in particolare, aver sempre presenti: <em>in primo luogo</em>, la priorità e centralità, come ha voluto san Francesco, della fraternità evangelica, che vi caratterizza come frati e fa di voi un Ordine di fratelli. In questa prospettiva, sarà vostro impegno di informare ogni aspetto della vostra vita a ciò che è tipico del carisma francescano &#8211; cappuccino: lo spirito di orazione, la minorità e semplicità, la povertà e austerità, il contatto col popolo, la vicinanza ai bisognosi, lo zelo per l&#8217;evangelizzazione, la letizia e la speranza cristiana. Tra questi valori recentemente, nel vostro sesto Consiglio Plenario, siete tornati a prendere in considerazione <em>la scelta della povertà</em>. Vi ha spinto a ciò il rinnovato senso di fraternità, che la diffusione dell&#8217;Ordine in tutto il mondo ha acuito. I nuovi problemi della nostra società, infatti, vi invitano ad approfondire il significato della povertà evangelica in fraternità, vissuta cioè in dimensione comunitaria, istituzionale e strutturale (cfr <em>Proposizione 4; Analecta OFMCap.</em> 114 [1998] 825). Nella contemplazione del Cristo povero, troverete ispirazione, non solo per praticare personalmente una vita povera, ma anche per amare e servire i poveri, che il mio Predecessore Paolo VI designò come un «sacramento» di Cristo (<em>Acta Apostolicae Sedis 60</em> [1968] 620).</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, voi avvertite l&#8217;opportunità di sottolineare <em>l&#8217;atteggiamento coerente, pratico e concreto</em> di san Francesco. E&#8217; necessario passare ai fatti, ai valori vissuti, al metodo della testimonianza diretta. A voi tutti è, infatti, ben noto il criterio a cui amava far riferimento il vostro Fondatore: <em>plus exemplo quam</em> verbo, con l&#8217;esempio più che con le parole (<em>Leggenda dei tre compagni</em>, 36; FF 1440).</p>
<p style="text-align: justify;">4. Il vostro Capitolo Generale si svolge nell&#8217;anno del Grande Giubileo. E&#8217; una circostanza provvidenziale che non può essere ignorata. Il Giubileo è un anno di grazia per tutto il Popolo di Dio: è tempo di conversione ad una più autentica sequela di Cristo, di rinnovamento interiore, di maggiore coerenza e disponibilità nei confronti dello Spirito che interpella le coscienze attraverso i segni dei tempi. Sarete pienamente in sintonia con la grazia di questa Celebrazione giubilare nella misura in cui vi sforzerete di vivere autenticamente la vostra vocazione francescano-cappuccina. Vi aiutino le decisioni maturate nel Capitolo a conformarvi sempre più a Cristo, nato nella nostra storia duemila anni or sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi aiuti il vostro Capitolo ad accogliere con francescano coraggio le sfide del nuovo millennio. Da esse, nella prospettiva della novità evangelica, parte un invito alla creatività, all&#8217;audacia e all&#8217;ottimismo. &#8220;In questi nostri tempi in modo particolare si esige dai religiosi quella stessa genuinità carismatica, vivace e ingegnosa nelle sue inventive, che spiccatamente eccelle nei fondatori&#8221; (<em>Mutuae relationes</em>, 23 f).</p>
<p style="text-align: justify;">5. Il vostro Padre e Fratello Francesco vi guidi e accompagni sempre nell&#8217;impegno di coerenza con la vostra forma di vita così da diventare, come lui voleva, autentici <em>fratelli minori</em>. Vi accompagnino pure tanti confratelli vostri che vi hanno preceduto e si pongono per voi come esempi ispiratori e modelli da imitare. Tra questi il mio pensiero va particolarmente al bel numero di coloro che ho avuto il piacere di canonizzare e beatificare durante il mio pontificato. Vi assista infine, col suo amore materno, Maria, la Vergine fedele, &#8220;sul cui esempio avete consacrato a Dio la vostra vita&#8221; (ET 56), nella &#8220;risposta di amore e di dedizione totale a Cristo&#8221; (<em>Vita consecrata</em>, 112).</p>
<p style="text-align: justify;">Vi prego di farvi interpreti presso i vostri Confratelli in tutto il mondo della mia stima e gratitudine per la loro testimonianza e il loro servizio nella missione universale della Chiesa. A tutti i Frati dell&#8217;Ordine, ovunque presenti, e a voi Frati capitolari, di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica.</p>
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		<title>1994 &#8211; Giovanni Paolo II</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/discorso-di-giovanni-paolo-ii-venerdi-1-luglio-1994/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 1994 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti il Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini Sala Clementina &#8211; Venerdì, 1° luglio 1994 Carissimi Fratelli! 1. Sono lieto di&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Discorso di</p>
<h3 style="text-align: center;">Giovanni Paolo II</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti il Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">Sala Clementina &#8211; Venerdì, 1° luglio 1994</p>
<p><em>Carissimi Fratelli!</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Sono lieto di incontrarmi quest’oggi con voi, che prendete parte al vostro Capitolo generale, “massimo segno di unione e di solidarietà di tutta la Fraternità cappuccina riunita nei suoi rappresentanti”, come recitano le vostre Costituzioni (Costit.16,1).</p>
<p style="text-align: justify;">Saluto con affetto il neoeletto Ministro Generale, P. John Corriveau, al quale porgo i miei auguri di buon lavoro nel nuovo impegno di governo a cui è stato chiamato. Rivolgo un particolare pensiero anche al P. Flavio Roberto Carraro, che è stato per dodici anni alla guida del vostro Ordine, ed invoco per lui copiose ricompense di grazia e di pace per la dedizione con cui ha prestato la sua opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni Assise Capitolare costituisce per l’Ordine un benefico e necessario momento di riflessione non solo sul senso profondo della propria vocazione specifica, ma anche sulle situazioni dell’umanità che interpellano la Fraternità francescana a leggere e ad accogliere i “segni dei tempi” (cf. Mt 16, 1-3; Lc 12, 54-57) quale voce di Dio per l’Istituto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho certo bisogno di ricordarvi che questo vostro appuntamento si svolge in un momento quanto mai significativo per la Chiesa in generale e per i chiamati alla vita consacrata in modo del tutto particolare. La prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema “La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo”, costituisce infatti un qualificato stimolo per l’intero popolo di Dio a riflettere sul dono inestimabile che lo Spirito ha fatto e fa di continuo alla Chiesa di Cristo mediante il carisma della vita consacrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sessennio capitolare che ora prende avvio si inserisce, inoltre, in un tempo carico di singolare significato storico per la Comunità ecclesiale protesa alla celebrazione del secondo Millennio dell’Incarnazione di Gesù Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">2. In tale contesto la missione del credente e specialmente di ogni religioso è quella di <em>essere testimone dell’Assoluto</em>, anche all’interno delle tragiche conseguenze che l’“assenza di Dio”, vissuta in larghe fasce dell’odierna società, sta provocando. Ciò esige anzitutto che il Cappuccino viva in unione con il Signore, sperimentandone la presenza nella propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Preghiera e contemplazione</em>: ecco l’impegno primario a cui dovete soddisfare, seguendo l’esempio luminoso di san Francesco e di tanti altri maestri della vostra lunga tradizione. Dall’intima comunione con la divina Trinità scaturisce l’amore fraterno, che voi siete chiamati a vivere prima di tutto fra voi: “Da questo riconosceranno . . .” (Gv 13, 35). Potrete allora essere pronti a vivere per gli altri, specialmente per i poveri, come vi viene continuamente raccomandato dalle Costituzioni e dai documenti del vostro Ordine. La fraternità è un valore che lo stesso san Francesco, mosso dallo Spirito Santo, inculcò nei suoi primi compagni per guarire la società divisa del suo tempo. Voi oggi volete riproporre questo stile di vita in un momento in cui il virus della divisione e dell’individualismo è singolarmente aggressivo. Siate, allora, esempi di fraternità e di concordia: offrite nelle vostre comunità la testimonianza di fratelli che vivono insieme nella pace, nella preghiera, nella carità vera, nel mutuo perdono, nella povertà, nell’accoglienza.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Per questo è necessaria una <em>fedeltà creativa e concreta al vostro carisma francescano-cappuccino</em>, conosciuto sempre meglio alla luce degli insegnamenti e degli esempi del vostro santo Fondatore, Francesco d’Assisi. Impegnatevi a proseguirne l’opera e la testimonianza evangelica, ricercando spazi di presenza, di testimonianza e di servizio apostolico, adeguati alle esigenze sempre nuove dell’uomo di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho parlato di <em>fedeltà creativa</em>, intendendo riferirmi alla necessità di una attenta lettura dei segni dei tempi, per scoprire le indicazioni che lo Spirito Santo suggerisce ai cristiani di oggi. Una lettura compiuta con la stessa sensibilità del Poverello d’Assisi, che fu condotto a rispondere alle istanze della radicalità evangelica con una nuova forma di vita consacrata. L’apertura e la disponibilità di Francesco vi libereranno tanto dal rischio dell’immobilismo quanto dalla tentazione di comode acquiescenze alle mode del momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vostra fedeltà deve</em>, inoltre, <em>essere concreta</em>: San Francesco esortava i suoi frati a testimoniare Cristo “plus exemplo quam verbo”. Da questo punto di vista occorrerà, già nella cura delle vocazioni e nella formazione iniziale e permanente dei frati, promuovere più la qualità della vita consacrata che la quantità dei consacrati. Ci si dovrà poi preoccupare di essere autenticitestimoni di Dio e della fraternità evangelica: voi, carissimi Cappuccini, siete un “<em>Ordo Fratrum</em>”, chiamato a mantenere e rinforzare la tradizionale <em>vicinanza al popolo</em> mediante un saggio processo di inculturazione.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Per <em>restare vicini</em> agli uomini occorre che vi sforziate mediante lo studio, la riflessione e la preghiera di capire alla luce del Vangelo i problemi e le esigenze che essi vivono oggi. Senza una solida dottrina si rischia di lavorare invano.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno di venire incontro alle esigenze profonde del nostro mondo vi porterà inoltre ad essere creativi. Abbiate, carissimi, vero slancio profetico nell’aiutare gli uomini del nostro tempo, che, quanto a valori morali, brancolano non di rado nel buio. Animate i giovani, promuovete gruppi biblici e comunità di preghiera. <em>Portate Cristo al mondo!</em> Portatelo con coraggio. <em>Il vostro Ordine da sempre ha dato</em> luminoso esempio di evangelizzazione, specialmente attraverso la consuetudine di contatto popolare che vi contraddistingue.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siate missionari!</em> L’esigenza di portare il Vangelo “<em>ad gentes</em>” si fa ora tanto più impellente in quanto cresce la massa dei popoli che non hanno ancora incontrato veramente il Signore Gesù. Infondete la spinta missionaria alle giovani generazioni e alle giovani circoscrizioni del vostro Ordine, mantenendo sempre salda l’ecclesialità del vostro carisma, in linea con il “mandato” del Crocifisso di San Damiano a san Francesco: “Va’ e ripara la mia casa”. Francesco lo fece ai suoi tempi, adesso tocca a voi! Le necessità pastorali dell’ambiente nativo non costituiscono una ragione sufficiente per non lasciare la propria terra e recarsi dove Dio vi mostrerà.</p>
<p style="text-align: justify;">Siate apostoli di pace, dono di Dio troppo spesso calpestato dall’ingiustizia e dai delitti, in un mondo che pur vorrebbe chiamarsi civile e progredito.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita evangelica realmente vissuta e annunciata vi renderà profeti, cioè uomini di Dio e portatori di Dio, come veri figli del serafico Padre che, al dire di un biografo, era posseduto da un “luminoso spirito di profezia” (Ubertino da Casale, <em>Arbor vitae crucifixae Jesu</em>, V, 3). Nel suo insegnamento e nel suo esempio voi avete una ricca eredità da custodire: essa vi rende particolarmente preparati per la nuova evangelizzazione, in vista dell’ormai prossimo Giubileo del 2000.</p>
<p style="text-align: justify;">5. Carissimi Fratelli, vorrei concludere richiamando una bella ammonizione delle vostre Costituzioni, nella quale si rispecchia la sapienza dello Spirito, che nutrì l’animo dei vostri padri: “Nell’apostolato&#8230; siate poveri e umili, senza appropriarvi del ministero, perché sia evidente a tutti che voi cercate solo Gesù Cristo; mantenete quella unità di fraternità che Cristo volle così perfetta, da far sì che il mondo riconosca che il Figlio è stato mandato dal Padre. Nella convivenza fraterna coltivate la vita di preghiera e di studio per essere intimamente uniti col Salvatore, e, mossi dallo Spirito Santo, siate sempre generosamente pronti a testimoniare nel mondo la lieta novella” (<em>Cost.</em>, 154, 3-4).</p>
<p style="text-align: justify;">Con questi auspici, affido i frutti della vostra assemblea capitolare alla materna protezione di Maria, la “Vergine fedele”, perché mantenga in voi un forte desiderio di fedeltà alla vocazione evangelica e francescana. Prego la “Regina degli apostoli”, perché vi conceda di sperimentare, come i primi discepoli, la presenza di Gesù Cristo e un’intima comunione con Lui. Invoco la “Regina dei profeti”, perché vi ottenga di essere intimamente posseduti dallo Spirito di Dio, sì da poter essere efficaci strumenti di salvezza per i fratelli. Mentre confido nelle vostre preghiere per i bisogni della Chiesa e vi ringrazio per il prezioso servizio che rendete al Regno di Dio, imparto di cuore a voi qui presenti e a tutto il vostro Ordine l’apostolica benedizione.</p>
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		<title>1988 &#8211; Giovanni Paolo II</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/discorso-di-giovanni-paolo-ii-martedi-12-luglio-1988/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 1988 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti il Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini Martedì, 12 luglio 1988 Fratelli carissimi. 1. Sono particolarmente lieto di trovarmi con&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Discorso di</p>
<h3 style="text-align: center;">Giovanni Paolo II</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti il Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">Martedì, 12 luglio 1988</p>
<p><em>Fratelli carissimi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Sono particolarmente lieto di trovarmi con voi, membri del Capitolo generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. In voi vedo rappresentata l’intera vostra famiglia religiosa, e, come capitolari, vedo in voi anche un segno eminente dell’unione nella carità di tutti i fratelli dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla vostra visita, espressione dell’“obbedienza e reverenza” che promise frate Francesco “al Papa e ai suoi successori e alla Chiesa romana” (RB 1: FF 76), mi è gradito corrispondere, manifestando il mio affetto e le mie attese nei confronti della vostra vita e del vostro specifico servizio alla Chiesa e all’uomo di oggi. Affetto e attese che vorrei esprimere mettendo in rilievo alcuni pensieri che vi siano di aiuto per le vostre riflessioni e per le vostre scelte operative.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Durante questi giorni avete eletto i fratelli responsabili del governo centrale dell’ordine per il prossimo sessennio. A tutti loro &#8211; specialmente al ministro generale, padre Flavio Roberto Carraro, che è stato rieletto &#8211; porto i miei fervidi auguri. Ma, oltre a questo fatto giuridicamente e pastoralmente importante, vi siete soffermati su alcuni argomenti oggi particolarmente rilevanti nella vostra fraternità cappuccina: un impegno giusto, giacché “la celebrazione del Capitolo generale deve costituire un momento di grazia e di azione dello Spirito Santo e si propone di rinnovare e proteggere il patrimonio spirituale dell’istituto” (CRIS, “Elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa sulla vita religiosa”, 31 maggio 1983, II, 51).</p>
<p style="text-align: justify;">Sono certo che i vostri lavori capitolari hanno mirato ad uno scopo fondamentale: quello di garantire “la fedeltà dinamica alla vostra vocazione”, per dirla con le parole del mio messaggio alla XIV assemblea generale della Conferenza dei religiosi del Brasile (cf.“Nuntius scripto datus iis qui XIV coetus conferentiae Religiosorum Brasiliae interfuerunt”, die 11 iul. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 2 [1986] 237s). Appunto per garantire questa fedeltà alla vostra vocazione vorrei raccomandarvi un triplice impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">3. In primo luogo, un impegno di consapevolezza, che assicuri sempre la dovuta sensibilità e freschezza nei confronti dell’identità tipica del cappuccino, cioè: il primato della vita evangelica fraterna, vivificata da una forte esperienza contemplativa, vissuta in radicale povertà, austerità, semplicità, lieta penitenza, e nella piena disponibilità al servizio di tutti gli uomini. Crescere così, continuamente, nella coscienza della propria identità religiosa, suppone un’attenzione continua alle ragioni evangeliche fondamentali del proprio carisma e del proprio Ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, mi è caro dirvi che ho molto gradito e apprezzato l’omaggio del primo volume de I Frati Cappuccini &#8211; documenti e testimonianze del primo secolo, recentemente pubblicato; un’opera monumentale sulle fonti del vostro ordine. Esso potrà essere indubbiamente un buon aiuto per facilitare il vostro impegno di rispecchiarvi alle sorgenti della genuina ispirazione cappuccina.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, un impegno di realismo, nel senso di coerenza pratica e di adeguata incarnazione nelle odierne condizioni storiche. Durante parecchi anni, a partire dal Concilio, avete riflettuto in modo approfondito sulla vostra identità religiosa; tali riflessioni hanno trovato forma appropriata nelle vostre costituzioni rinnovate, come negli Orientamenti dei consigli plenari dell’ordine e di alcuni capitoli generali. Un passo decisivo da compiere dovrà essere quello di imitare maggiormente san Francesco nella sua preoccupazione di non restare sul piano delle parole, ma di passare ai fatti. Impegnatevi, seriamente e con realismo, in tale processo di applicazione pratica, a tutti i livelli, secondo quei criteri di vita e di speranza che già avete; cercate di incarnare con umiltà, con sincerità e fino alle ultime conseguenze quei valori che formano il vostro carisma.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Infine, un impegno di discernimento vale a dire, saper operare le scelte giuste e prioritarie, nel piano della vita, delle presenze e dei servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, mi limito ad attirare la vostra attenzione sulla necessità della formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In recenti occasioni ho avuto l’opportunità di sottolineare la estrema importanza della formazione iniziale e permanente dei fratelli per assicurare il vero rinnovamento dell’Ordine, come vuole lo stesso Concilio. Come dicevo ai religiosi del Brasile, la vitalità di una famiglia religiosa, dipende in buona misura dalla formazione dei membri dell’istituto. Un obbligo pratico a questo proposito, è la preparazione dei formatori specializzati, nonostante la molteplicità degli impegni e dei bisogni apostolici che premono sulle famiglie religiose (cf. “Nuntius scripto datus iis qui XIV coetui conferentiae Religiosorum Brasiliae interfuerunt”, die 11 iul. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 2 [1986] 237ss). Prestate, quindi, un’attenzione tutta particolare alla promozione integrale dei vostri fratelli, assicurando per tutti un processo continuo di maturità contrassegnato, anzitutto, dai tratti specifici della spiritualità cappuccina.</p>
<p style="text-align: justify;">5. Un settore che giustamente rimarcate nei vostri programmi di evangelizzazione, è quello dell’opzione per i poveri. Come veri figli di san Francesco, dovete sentirvi lieti vivendo “tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e mendicanti . . .” (RnB 9: FF 30); ma come san Francesco, fratello di tutti, uomo pacifico e pacificatore, operatore instancabile di bene, dovete anche avvicinare tutti per le vie della riconciliazione, dell’amore e della speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho ricordato nel mio recente viaggio apostolico in Bolivia, “l’opzione preferenziale, ma non esclusiva né escludente, per i poveri è frutto dell’amore che è fonte di energia morale, capace di sostenere la nobile lotta per la giustizia . . . (“Oruri, allocutio ad agriccolas, fossores metallarios, opifices et suburbanos habita”, 3, die 11 maii: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 1 [1988] 1288). I criteri da adottare nella nobile lotta per la giustizia, non devono mai essere quelli dello scontro violento, ma devono essere ispirati e mossi in ogni momento dai principi evangelici della collaborazione e del dialogo, sia pure adottando, all’occorrenza, tutta la fermezza necessaria, e senza temere contrarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">6. Cari fratelli, come i miei predecessori hanno contato su san Francesco e sui suoi figli, così anch’io conto su di voi: siate fedeli alla vostra precisa vocazione ecclesiale, nutrendo profeticamente la vostra vita e il Popolo di Dio con ciò che lo Spirito Santo dice oggi a voi mediante il Magistero della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vostro Capitolo generale si celebra nell’ultima fase dell’anno mariano, il che porta il pensiero alla Vergine Maria. In lei, Madre di Dio e Madre della Chiesa, la vostra vita religiosa comprende più profondamente se stessa, trova il segno di sicura speranza. Meditando sulla figura della Vergine, pensate alla vostra vocazione, che ha segnato una svolta nel cammino della vostra personale relazione con il Dio vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">La Vergine Immacolata, regina e patrona del vostro Ordine, vi ottenga il dono di ascoltare sempre, come ha fatto lei, la parola dello Spirito Santo e di metterla in pratica, sulle orme del vostro serafico padre.</p>
<p style="text-align: justify;">A voi, a tutti e a ciascun fratello del vostro Ordine, in particolare a quelli che soffrono persecuzioni per il Vangelo, la mia apostolica benedizione.</p>
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		<title>1982 &#8211; Giovanni Paolo II</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/discorso-di-giovanni-paolo-ii-lunedi-5-luglio-1982/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 1982 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti il Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini Lunedì, 5 luglio 1982 Fratelli carissimi! 1. Sono lieto di trovarmi oggi con&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Discorso di</p>
<h3 style="text-align: center;">Giovanni Paolo II</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti il Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">Lunedì, 5 luglio 1982</p>
<p><em>Fratelli carissimi!</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Sono lieto di trovarmi oggi con voi, che, come Padri Capitolari, non solo rappresentate tutti i Cappuccini sparsi nel mondo, ma state responsabilmente ripensando le vostre Costituzioni. Ciò avviene nell’anno dell’ottavo centenario della nascita di san Francesco, di cui siete discepoli e al quale cordialmente vi raccomando.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa circostanza, pertanto, aggiunge un ulteriore motivo di attualità ed interesse al nostro incontro, mentre vivamente vi ringrazio per averlo desiderato.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Nel decreto <em>Perfectae Caritatis</em> del Concilio Ecumenico Vaticano II è scritto che “il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle forme di ogni vita cristiana e alla primitiva ispirazione degli Istituti, e nello stesso tempo l’adattamento degli Istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi” (<em>Perfectae Caritatis</em>, 2). Di queste due esigenze fondamentali &#8211; ritorno alle fonti e adattamento ai tempi -, negli anni immediatamente successivi al Concilio, è stato accentuato soprattutto, e per motivi comprensibili, il secondo aspetto, e cioè l’adattamento a quelle che lo stesso testo conciliare chiama “le necessità dell’apostolato, le esigenze della cultura e le circostanze sociali ed economiche” (<em>Ivi</em>. 3). In questa linea anche voi Cappuccini avete, in diverse riprese, riveduto le vostre Costituzioni e la vostra vita, per renderle più rispondenti alle esigenze dei tempi ed alle direttive elaborate dalla Chiesa nel Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, però, portato a termine nei suoi aspetti essenziali questo sforzo di aggiornamento, avete sentito il bisogno anche voi &#8211; come, del resto, molti altri Istituti nella Chiesa &#8211; di rivolgervi con rinnovato impegno a quell’altra primaria esigenza che il testo conciliare chiama “il continuo ritorno alle fonti”. Questo non per rinnegare o accantonare i legittimi adattamenti e i valori nuovi scoperti e sperimentati in questi anni, ma piuttosto per vivificare anch’essi, innestandoli sul tronco vivo della tradizione, dalla quale il vostro Ordine trae la sua fisionomia e la sua forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per favorire un tale equilibrio tra le due esigenze, nel presente vostro Capitolo Generale, dopo aver eletto i nuovi Superiori, avete voluto rivedere le Costituzioni, per dare ad esse, terminato ormai il periodo di sperimentazione, l’assetto che &#8211; in seguito all’approvazione della Sede Apostolica &#8211; dovrà diventare definitivo e permettere al vostro Istituto di intraprendere, con rinnovato slancio e senza incertezze di sorta, un nuovo tratto del suo cammino nel servizio della Chiesa e del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">3. La vostra “ispirazione primitiva”, voi l’avete riscoperta riflettendo, con una sensibilità nuova, sul nome stesso ricevuto in eredità dal vostro padre san Francesco, e cioè: “Frati Minori”. In tale nome, infatti, il Santo ha racchiuso ciò che gli stava maggiormente a cuore del Vangelo: la “fraternità” e la “minorità”, l’amarsi come fratelli e lo scegliere per sé l’ultimo posto, sull’esempio di Cristo che non venne “per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28). In ciò è dato vedere come il ritorno alle fonti sia, spesso, la via migliore anche ai fini dell’adattamento alle attese e ai segni dei tempi. Una vita veramente fraterna, condotta all’insegna della semplicità e carità evangelica, aperta al senso della fraternità universale di tutti gli uomini e, anzi, di tutte le creature, e in cui a ogni persona &#8211; piccola o grande, dotta o indotta &#8211; è riconosciuta pari dignità ed attenzione, è, infatti, la testimonianza forse più attuale e più urgente che si possa dare, della novità cristiana, ad una società così segnata da disuguaglianze e da spirito di predominio, come è la nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi due tratti fondamentali della vostra identità francescana &#8211; fraternità e minorità &#8211; voi vi siete sforzati di riproporli alle nuove generazioni, alla luce della tradizione cappuccina, che conferisce ad essi quella nota inconfondibile di spontaneità e di semplicità, di letizia ed insieme di austerità, di distacco radicale dal mondo ed insieme di grande vicinanza col popolo, che ha reso così efficace ed incisiva la presenza dei Cappuccini in mezzo alle popolazioni cristiane e nelle missioni, ed ha prodotto una così nutrita schiera di santi, tra i quali san Crispino da Viterbo che ho avuto la gioia di ascrivere io stesso, pochi giorni fa, all’albo della santità eroica della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Parlando di quella primaria istanza di rinnovamento che è il ritorno alle fonti, il decreto <em>Perfectae Caritatis</em> mette in luce che non si tratta soltanto di un ritorno alla “primitiva ispirazione” del proprio Istituto, ma anche necessariamente un “continuo ritorno alle fonti di ogni vita cristiana”, e cioè a Gesù Cristo, al suo Vangelo e al suo Spirito. È questo il senso di quelle parole con le quali si esortano tutti i religiosi della Chiesa, a qualsiasi Istituto appartengano, a considerare come regola suprema la sequela di Cristo, a scegliere lui come l’unica cosa necessaria (cf. Lc 10, 42), a vivere, insomma, per Dio solo (cf. <em>Perfectae Caritatis</em>, 5).</p>
<p style="text-align: justify;">Consapevoli di questo, voi avete giustamente riaffermato, in tutti i modi, il posto primario che deve occupare nella vostra vita, sia personale che comunitaria, la preghiera e, in particolare, secondo la vostra tradizione più genuina, la preghiera contemplativa. Di tutte le “radici”, essa, infatti, è la “radice-madre”, quella che immerge l’uomo in Dio stesso, che mantiene il tralcio unito alla vite (cf. Gv 15, 4) e assicura al religioso quel contatto costante con il Cristo, senza del quale &#8211; come afferma egli stesso &#8211; non possiamo far nulla (cf. Gv 15, 5) e col suo Spirito di Santità e di grazia.</p>
<p style="text-align: justify;">5. L’ottavo centenario della nascita al mondo del vostro fondatore Francesco d’Assisi, con l’eco straordinaria che ha suscitato, ha mostrato quanto il mondo d’oggi sia ancora sensibile al richiamo del Poverello, quanto abbia bisogno e, per così dire, nostalgia di lui. Spetta a voi, in modo tutto particolare, mantenere sempre viva nel mondo questa speranza e, anzi, renderla sempre più visibile e riconoscibile. Questo avverrà, per quanto concerne il vostro Istituto, se, dopo aver rinnovato e perfezionato con tanto impegno e serietà le vostre Costituzioni, ognuno di voi e dei vostri confratelli si sentirà spinto a tradurle in pratica, memore di quella parola detta da Cristo ai suoi discepoli: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13, 7).</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra, infatti, venuto ormai il tempo per gli Istituti Religiosi di passare risolutamente dalla fase di discussione intorno alla propria legislazione a quella di attuazione pratica dei valori certi e fondamentali, dalla preoccupazione della lettera a quella dello spirito, dalle parole alla vita, e questo per non cadere in quel pericolo di illusione che lo stesso san Francesco denuncia, in una delle sue Ammonizioni, quando scrive che “sono uccisi dalla lettera quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma desiderano sapere solo parole e spiegarle agli altri” (Amm. 7: FF 156).</p>
<p style="text-align: justify;">La dovuta veracità e sincerità davanti a Dio, esige da un Istituto una rinnovata volontà di conversione e di fedeltà alla propria vocazione, in modo che sia sempre autentica, per quanto lo consenta l’umana fragilità, l’immagine che di sé ha consegnato alla Chiesa e ai fratelli, attraverso le proprie Costituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">6. Fratelli e figli carissimi, accogliete queste parole come segno della mia stima verso di voi. Nello stesso tempo, siate certi che avete un posto particolare nella mia preghiera. Vi affido al Signore: voi e tutta la benemerita Famiglia dei Frati Minori Cappuccini. La santa Chiesa e il mondo stesso, che del vostro zelo hanno già beneficiato molto in passato, attendono ancora da voi un apporto generoso ed intelligente di luminosa testimonianza evangelica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore vi ricolmi delle sue grazie; e nello spirito di san Francesco procedete lieti e sicuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi accompagni sempre la mia benedizione apostolica, che di cuore imparto a voi, Padri Capitolari, con speciale pensiero al vostro nuovo Ministro Generale e che estendo a tutti i diletti membri del vostro Ordine.</p>
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		<title>1976 &#8211; Paolo VI</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/priorita-dell-essere-sul-fare-paolo-vi-12-luglio-1976/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 1976 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ofmcap.org/priorita-dell-essere-sul-fare-paolo-vi-12-luglio-1976/</guid>

					<description><![CDATA[<p>«PRIORITÀ DELL&#8217;ESSERE SUL FARE» Paolo VI ai partecipanti al Capitolo Generaledell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini 12 luglio 1976 «Fratelli carissimi, fratelli carissimi, la vostra sola presenza è per&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://www.ofmcap.org/priorita-dell-essere-sul-fare-paolo-vi-12-luglio-1976/">1976 &#8211; Paolo VI</a> appeared first on <a href="https://www.ofmcap.org">Frati Minori Cappuccini</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>«PRIORITÀ DELL&#8217;ESSERE SUL FARE»</strong></p>
<h3 style="text-align: center;">Paolo VI</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti al Capitolo Generale<br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">12 luglio 1976</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Fratelli carissimi, fratelli carissimi, la vostra sola presenza è per noi una grandissima consolazione. Pensare che la Chiesa ha un gruppo di figli come voi siete, con una autenticità francescana che portate con voi, che avete tutti la carica della missione di andare, come diceva il padre Ministro Generale, di andare per il mondo a predicare il Vangelo; per noi che siamo proprio nel cuore di questo problema, la Chiesa fedele deve effondersi e diffondersi, la vostra presenza ci porta una grande consolazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vorremmo dire tante cose, sapete, tante cose, ma, adesso dico una qualche parola; intanto anticipiamo con qu sta: Carissimi fratelli, abbiate fiducia (sembra quasi una contraddizione con la regola evangelica; ma non lo è e ve lo spiego subito). Abbiate fiducia in voi stessi, nella vostra scelta! Avete scelto questo abito, questa vocazione, questa famiglia religiosa, questo tipo di sequela del Vangelo. Ebbene, sappiate che questo ha il sigillo di un&#8217;autenticità, di un rispecchiamento fedele che Cristo veramente può davvero essere contento di essere da voi annunciato e da voi rappresentato. Siate lieti e fieri di essere Frati Minori Cappuccini! Siate davvero senza dubbi su questo! Dire: adesso bisogna che ci uniformiamo al mondo, adesso cambiano i tempi, adesso cambieremo anche noi i nostri costumi. Quel che è necessario, non è il luogo di discutere queste cose&#8230;; ma abbiate la fedeltà sostanziale alla vostra formula francescana e cappuccina e siate sicuri che siete davvero nella realizzazione, per quanto è possibile a noi uomini di questa terra, del Vangelo di Cristo. Ecco.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Figli carissimi, siamo lieti di darvi il benvenuto nella nostra casa, che è la casa di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Qui vorremmo farvi vedere che ci sono rappresentanti degli Ordini religiosi che stanno a guardarci e i loro Ordini religiosi anteriori alla nascita dei Cappuccini; ma sono sempre dei grandi esemplari che ci dicono come la vita religiosa presa in questa forma letterale e completa, sia sempre feconda ed esemplare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lieti (dicemmo) di darvi il benvenuto nella nostra casa che è la casa di tutti, ma in particolare di coloro che, per la professione di vita perfetta mediante la pratica dei consigli evangelici, più sono vicini al nostro cuore di Vicario di Colui, che è modello di ogni perfezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo accolto di buon grado il desiderio espresso dal vostro Ministro Generale, col quale ci felicitiamo per la fiducia riconfermatagli dai Membri del Capitolo Generale, ed abbiamo fatto spazio nel nostro programma per un incontro particolare con voi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anche se voi volete scusare del ritardo che vi abbiamo imposto e se dobbiamo anche misurare il tempo non col cuore, ma con l&#8217;inflessibilità dell&#8217;esigenza dell&#8217;orologio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un incontro che ci permettesse di manifestarvi alcuni pensieri che la sollecitudine sempre viva per le sorti del vostro benemerito Ordine ci suggerisce.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Voi potete domandare: il Papa ama i Cappuccini? Rispondete di si, subito. Vuol dire la fiducia che abbiamo, è vero, nella vostra vocazione, nella vostra immolazione, e l&#8217;abbiamo non soltanto perché ammiriamo il sacrificio vivente nel vostro abito, nel vostro modo di vita, ma perché abbiamo fiducia che la vostra figura, quella beata figura che troviamo nel famoso libro di Manzoni, di fra&#8217; Cristoforo, è ancora una figura viva, è ancora parlante. Noi abbiamo una certa conoscenza, anche, direi, dei gusti popolari; e quando in una Missione, in una parrocchia capita un Cappuccino, tutti vogliono andarsi a confessare da lui. E gli altri sacerdoti? Eh, ma quello è un Cappuccino! Quindi abbiate fiducia che davvero potete rappresentare con la vostra stessa fisionomia esteriore quel Vangelo che predicate.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo innanzitutto dirvi il nostro paterno compiacimento per l&#8217;accoglienza che l&#8217;Ordine ha riservato alla Lettera da noi inviata &#8211; Ricordiamo la data: il 20 agosto 1974. Quindi vedete che siamo sempre informati su noi stessi e anche su quelli che vengono a colloquio con noi &#8211; in occasione del precedente Capitolo generale, lettera con cui indicavamo alcune linee maestre per un rinnovamento dell&#8217;Ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo è nella legge naturale. Dobbiamo sempre ringiovanire, sempre rivivere, sempre ritornare da principio, come un albero deve mandare, ogni primavera, dei rami nuovi, altrimenti non è vivo. E così anche voi siete invitati ad essere fedeli a questa legge del rinnovamento che è la legge di vita, per essere davvero corrispondenti alla vostra vocazione e ai desideri che la Chiesa e Cristo hanno sopra la vostra famiglia religiosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella Lettera, in cui indicavamo alcune linee maestre, dicevamo, per un rinnovamento dell&#8217;Ordine, che significasse la riproposta nel contesto del mondo attuale delle caratteristiche originarie dello spirito francescano cappuccino più autentico. Le vicende di questi due anni hanno confermato la presenza nella vita della Chiesa della vostra grande famiglia religiosa, accanto a motivi di preoccupazione non ancora del tutto risolti, segni significativi di una promettente ripresa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>E non è facile davvero l&#8217;esperienza che il posto in cui il Signore ci ha messo ci offre, cioè, di vedere il panorama della Chiesa. Guardando a voi, vediamo con occhio veramente di compiacenza: la Chiesa ha ancora dei rappresentanti di apostoli che siete voi, ancora dei figli fedeli che vestono cos da poveri e sotto la grande guida di Frate Francesco. Questo ci dà davvero una grande consolazione, e voi, anche se siete nella vostra umiltà silenziosi e volete essere, direi, quasi dimenticati, all&#8217;ultimo posto, sappiate invece che avete un posto di privilegio nella nostra stima e nella nostra affezione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa intendiamo allora proporre questa mattina alla vostra considerazione? Lo diciamo subito con poche parole: il dovere impellente, che già state compiendo adesso, dell&#8217;evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questa passione di diffondere il Regno di Dio, di portare la parola di salvezza, la verità che salva il mondo, la soluzione dei grandi problemi umani che sembrano invece essere travolti e quasi scavalcati dal progresso, dalle lotte, dalla politica, dalla vita sociale, dagli interessi economici&#8230;; e poi viene un Frate Francescano che dice: no, si vive così. Avete ragione! Abbiate fiducia, ripeto, nella vostra vocazione, perché siete candidati e siete operai della evangelizzazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo pubblicato, lo sapete, su questo argomento una esortazione Apostolica, proprio alla fine del recente Anno Santo, intitolata, come si fa con i documenti pontifici, che si prendono le prime parole e servono da titolo, «Evangelii nuntiandi» (8-XII-1975), Esortazione nella quale abbiamo raccolto, seguendo le indicazioni del Sinodo dei Vescovi del 1974, quasi in una breve</p>
<p style="text-align: justify;">«Summa», i criteri ai quali deve ispirarsi l&#8217;annuncio della Buona Novella agli uomini d&#8217;oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Volete che continuiamo la conversazione che stiamo vivendo? Ebbene, leggete quella Esortazione. Là ci sono i nostri pensieri, ci sono i nostri desideri. E sarebbe per noi un grande conforto quel giorno che voi poteste accorgervi che scrivendo quelle cose, che siete coinvolti; leggevamo nel vostro cuore, nella vostra esperienza, nelle vostre fatiche, nei vasti problemi; cercavamo di interpretarli e di esprimerli in maniera che fossero ancora conforta ti per la vostra vocazione cappuccina.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ritorniamo a parlarne a voi, per insistere sulla fondamentale importanza di questo dovere, di fronte al quale San Paolo usciva nella ben nota esclamazione:</p>
<p style="text-align: justify;">«Vae&#8230; mihi est, si non evangelizavero» (1 Cor. 9, 16). Il dovere dell&#8217;evangelizzazione esige da voi che, dopo un preliminare esame volto a mettere in luce le principali esigenze del mondo odierno, <em>(che sarà gran cosa). In confronto col mondo, ma noi che siamo? Siamo così diversi? Siamo delle eccezioni, siamo delle anomalie rispetto al mondo&#8230; e bisogna pur conoscerlo; e ci ha delle esigenze, e parla certi linguaggi, e ci ha dei gusti, ci ha dei costumi&#8230; Bisogna conoscerlo, bisogna conoscerlo s è il lato sperimentale dell&#8217;evangelizzazione, a cui non possiamo sottrarci. Non predichiamo al vento, predichiamo a uomini e gli uomini sono quello che sono, e alcune volte sono sordi, e alcune volte sono cattivi, e alcune volte sono nemici, e alcune volte sono corrotti, ecc. ecc., e alcune volte sono come siete voi, poveri; e allora ascoltano, e allora comprendono, e allora vedono l&#8217;amico, vedono uno che non ambisce di concorrere alla preda che loro vanno cercando, cioè la ricchezza; ma vedono uno che è alleato nella loro sofferenza, nella loro povertà, e ascoltano, e ascoltano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apostolato dei Cappuccini ha esplicazioni molteplici e varie, e la storia passata e recente dimostra quanto essi sappiano adattarsi alle condizioni ambientali, in cui sono chiamati a svolgere la loro attività.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo si bisogna sapersi adattare, bisogna uniformarsi in certe maniere o esteriori o anche di mentalità, fin dove è possibile; ma bisogna anche conservare la propria originalità, la propria fisionomia, come si dice adesso la propria autenticità.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna proseguire su questa strada, con prudenza e lungimiranza, nell&#8217;intento di attuare il programma del- 1&#8217;Apostolo, il quale poteva affermare: «Omnibus omnia factus sum, ut omnes facerem salvos» (1 Cor. 9, 22). A questo proposito vorremmo richiamare una delle caratteristiche più tradizionali dello spirito del vostro Ordine, che ci sembra importante che venga anche oggi messa in evidenza in modo particolare nel vostro apostolato: quella di farvi in ogni circostanza portatori di</p>
<p style="text-align: justify;">pace fra gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo dice il Vangelo: Beati i portatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (Mt. 5, 9), Voi siete per natura, direi, per vocazione, per la stessa silouette, per la stessa figura che rappresentate vestita, ecc. ecc. degli annunciatori di pace fra gli uomini. E guardate che nonostante tutte le società di pace, con tutte le promesse e trattati e le guerre finite, ecc., c&#8217;è un bisogno enorme di mettere pace, concordia, fratellanza fra questi uomini del mondo nostro. Incominciano di nuovo, direi, a inferocirsi e accanirsi gli uni contro gli altri, sia nell&#8217;ambiente domestico, familiare e sociale e sia anche in quello internazionale e politico.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Pace tra gli uomini. L&#8217;uomo di oggi ha bisogno come non mai di incontrare sulla sua strada chi gli rivolga il saluto, augurio ed invitante richiamo insieme, che fu caro a San Francesco: «Pace e Bene!».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che parole d&#8217;oro! «Pace e Bene!». Il poterle ripetere con le vostre labbra, con il vostro esempio, con la vostra vita, con la vostra presenza, col vostro sacrificio, con l&#8217;immolazione continua della vostra esistenza, per questo «Pace e Bene!». Guardate che questa è una grande formula, come ci sono delle altre formule, non dico di no, che possono personificare delle famiglie religiose. Voi potete personificarvi in questa che vi definisce bene ed ha un&#8217;irradiazione più che non si pensi: È venuto ad annunciarci «Pace e Bene!».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Pace con gli uomini per attenuare, se non è possibile risolvere, i conflitti nei rapporti individuali, familiari e sociali, sul piano nazionale e anche internazionale. Pace soprattutto con Dio nel santuario della coscienza, giacché proprio nell&#8217;amoroso incontro col Padre che «rimette a noi i nostri debiti» (Mt. 6, 12; Le. 11, 4),si riceve il dono di poter guardare con occhi nuovi i fratelli che hanno debiti verso di noi (cfr. Mt. 18, 35).</p>
<p style="text-align: justify;">E qui si aprirebbe l&#8217;importante capitolo della evangelizzazione, che si attua nel confessionale; <em>guardate che tocca un punto delicatissimo, ma importantissimo. Lo so, lo so che è discusso, conteso e che non è adesso di grande moda. (Qui il Papa dice sottovoce): Tenetelo voi, tenetelo voi; siate dei bravi confessori specializzati, specializzati in qu sta terapia, che vi dia una scienza delle anime, una scienza di Dio come nessun&#8217;altra psicologia o psicoterapia può dare agli uomini e ai sofferenti di questo mondo. Siate dei bravi confessori! Siate vicino al confessionale</em>, in quel ministero delicato e importantissimo, anche se oggi da talune voci a torto contestato che è l&#8217;amministrazione individuale del sacramento della riconciliazione. È capitolo che non possiamo qui sviluppare, affrontare. L&#8217;Ordine dei Cappuccini del resto vanta maestri insigni in quest&#8217;arte finissima, e non c&#8217;è che da mettersi alla loro scuola, per raccogliere suggerimenti preziosi sul giusto atteggiamento da assumere verso le anime, per favorire in loro il segreto lavorio della grazia. Ci basti richiamare la figura umile e radiosa <em>oh! del beato Padre Leopoldo da Castelnuovo, che noi abbiamo avuto la fortuna e l&#8217;onore e la gioia di proclamare appunto beato in paradiso. Un vostro confratello; forse qualcuno di voi, chissà? l&#8217;avrà conosciuto, non è vero? Ebbene, ecco, bene vedete, lo abbiamo già dichiarato, e a ragione, perché non li facciamo mica arbitrariamente questi atti, li abbiamo voluti documentati nientemeno che da miracoli, da grazie, da un esame direi quasi anatomico delle virtù di questo degno di essere chiamato alla gloria del paradiso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ebbene, abbiamo proclamato beato questo vostro confratello, il Padre Leopoldo di Castelnuovo. Aveva poi anche questa prerogativa, di appartenere alla Jugoslavia e di essere padovano, no? è divenuto tale; e con la semplicità, e con la dolcezza e con la pazienza e la bontà, quante anime ha consolato! Ho conosciuto anch&#8217;io, personalmente, persone (erano professori di Università a Padova, ecc.), dicevano: Ah! Dal Padre Leopoldo, s dal Padre Leopoldo, sì! Si dovrebbe dire, da questo s a tutti voi, a ciascuno di voi, se voi davvero foste imbevuti della coscienza di ciò che può essere un maestro di anime che si curva sopra le miserie, sopra i gemiti, alcune volte sopra i capricci delle coscienze per raddrizzarle e per elevarle a Dio. Un grande, un grande ministero!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo avuto la gioia di proclamarlo Beato, per delineare un tipo di servizio pastorale, che vi vorremmo sapere impegnati ad offrire generosamente alle anime desiderose di un incontro sacramentale con l&#8217;amore misericordioso del Redentore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ecco, «Pace e Bene!», è proprio nel ministero della confessione che questo augurio si verifica.</em></p>
<p style="text-align: justify;">E ci sia lecito, figli carissimi, prolungare ancora per un minuto il discorso, allo scopo di sottolineare brevemente tre requisiti, che ci sembrano fondamentali per una vostra efficace opera di evangelizzazione. Il primo potrebbe essere formulato così, in termini difficili, filosofici, ma voi li capite subito: priorità dell&#8217;essere rispetto al fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tanti possono rimproverare: che fanno i Cappuccini? Non abbiamo nessuna opera. Sono, sono, testimoni! Sono dei seguaci del Vangelo completi, sono dei maestri della vita spirituale realizzata nella loro stessa vita. Ed è questa priorità, davvero·, che vi mette, senza che voi lo vogliate, nei primi posti nella gerarchia dei valori spirituale della Chiesa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Priorità dell&#8217;essere rispetto al fare. L&#8217;evangelizzazione richiede testimonianza e la testimonianza suppone un&#8217;esperienza, quella che scaturisce da una profonda vita di unione interiore col Cristo, che porta il discepolo ad una progressiva conformazione al Maestro, ad un essere come Lui, ecco, essere come Lui!, per Lui, in Lui, che man mano traluce, ed allora in modo convincente, anche nella forma esterna di vivere, di essere e di lavorare. Una forma esterna contrassegnata in particolare (oh, lo sapete benissimo), dalla povertà di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guardate che la povertà di cui siete rivestiti è una predica, è un linguaggio, è un rimprovero, forse, a camminare in un mondo che invece cerca davvero tutt&#8217;altro che la povertà. Ma è un ricordo dire: guarda, cerchiamo le cose che importano, non quelle che cadono e che si corrompono. Voi con la vostra povertà cercate la libertà dai beni, dalla schiavitù dei beni economici, predicate la santità, predicate la aspirazione alla libertà delle anime, della vita spirituale.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una forma esterna contrassegnata in particolare, dicevamo, dalla povertà di Cristo, il quale da ricco che era si fece povero per amor nostro, allo scopo di farci ricchi della sua povertà (cfr. 2 Cor. 8, 9; Mt. 8, 20e Decr. «Per/ectae Caritatis», n. 13). È questa una lezione essenziale che irradia dal messaggio francescano più autentico, un messaggio oggi più attuale che mai!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alcuni dicono: ma è roba di Medioevo, questo. No! È roba di oggi, sarà roba di domani, perché davvero tocca i gangli vitali della psicologia e della moralità dell&#8217;uomo e quindi dei suoi destini.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo requisito: vicinanza al popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è bisogno che ve la presentiamo, perché già la predicate. Ma vi confortiamo in questa vicinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ordine Cappuccino è un Ordine, gloriatevi di esserlo, popolare. Siatelo! È sorto con questa caratteristica e sarà accetto ed efficace nella sua azione evangelizzatrice, se si manterrà come il popolo che l&#8217;ha visto così nei secoli. Di qui il dovere di vivere vicino alle classi umili.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Trovate la maniera, davvero, di percorrere i sentieri, le vie, le case, le casupole dei poveri e della gente che vive in umiltà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere, dicevo, di vivere vicino alle classi umili. Di qui l&#8217;impegno ad uno stile di vita che, quanto a povertà, non si discosti dal loro. Di qui la coerente esclusione dei compromessi contrari alla tradizionale austerità e semplicità della vostra vita, anche per quanto riguarda la figura esterna del frate cappuccino.</p>
<p style="text-align: justify;">Terzo requisito (e ci fermiamo qui perché tanti ce ne sarebbero ancora): fedeltà alla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Carissimi, siete della Chiesa. Amatela. Amiamola. Cercate di essere davvero fedeli alla Chiesa, fedeli all’episcopato, fedeli anche al povero fratello che vi parla, ma in nome di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evangelizzazione non avviene mai a titolo personale, ma sempre e soltanto a nome della Chiesa, perché è alla Chiesa che Cristo ha affidato il compito di annunziare il Vangelo a tutte le genti (cfr. Mt. 20, 18-20;· Mc. 16, 15-16; At. 26, 17ss). Mantenersi in comunione di mente, di unione d&#8217;azione con l&#8217;insegnamento, con le direttive e le disposizioni dell&#8217;Autorità ecclesia&shy;</p>
<p style="text-align: justify;">le nelle circostanze concrete in cui si è chiamati ad operare, sia a livello della Chiesa universale come anche nelle singole Chiese particolari, è esigenza connaturale ad ogni azione apostolica, che voglia essere «in aedificationem et non in destructionem» (2 Cor. 10, 8), <em>perché Cristo è cosi &#8230; ed è così che salva le anime.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questi erano i principali pensieri che volevamo comunicarvi stamane nella gioia, nell&#8217;opportunità dell&#8217;incontro che voi ci offrite. Voi, carissimi, in questo incontro ci avete offerto appunto l&#8217;occasione di testimoniare ancora una volta quali vincoli di paterna dilezione, possiamo dire di più, predilezione ci legano al vostro Ordine. Valga ad impetrare larga diffusione di grazia sui buoni sentimenti, con i quali avete accolto le nostre umili parole, la Benedizione Apostolica, che adesso di cuore vi impartiamo.</p>
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			</item>
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		<title>1974 &#8211; Paolo VI</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/abbiamo-bisogno-del-vostro-esempio-paolo-vi-30-settembre-1974/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 1974 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ofmcap.org/abbiamo-bisogno-del-vostro-esempio-paolo-vi-30-settembre-1974/</guid>

					<description><![CDATA[<p>«ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO ESEMPIO» Paolo VI ai partecipanti al Capitolo Generaledell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini 30 settembre 1974 Paolo VI giunse nella Sala del Concistoro con un&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>«ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO ESEMPIO»</strong></p>
<h3 style="text-align: center;">Paolo VI</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti al Capitolo Generale<br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">30 settembre 1974</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo VI giunse nella Sala del Concistoro con un certo ritardo sull&#8217;orario convenuto. Appena sedutosi sul trono, ricevette un indirizzo di omaggio, letto in lingua italiana, dal P. Ministro Generale dei Cappuccini, indi, prendendo la parola, il Papa volle premettere «alcuni paragrafi di prefazione».</p>
<p style="text-align: justify;">Chiese anzitutto scusa del ritardo: la seduta del Sinodo dei Vescovi si era prolungata oltre il previsto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">«La seconda prefazione &#8211; cosi prosegue il Papa &#8211; è dovuta ad un desiderio di spontaneità che la parola cosi bella, cosi limpida del vostro Ministro Generale induce anche a Noi di fare altrettanto&#8230; e questo vi dice come la vostra visita ci riempie il cuore di tanti bei pensieri. Stanotte, proprio stavo pensando ai momenti, ai luoghi, ai religiosi del vostro Ordine, che ho veduto nella mia ormai lunga e consumata vita. Per dirne una: Innocenzo da Berzo dove riceve la sua venerazione?&#8230; Ricordo, quando, ragazzi, salivano faticosamente al convento dell&#8217;Annunziata in Val Camonica &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E un&#8217;altra cosa ci tocca il cuore: Voi siete i custodi del cimitero di Brescia, dove si trovano tutti i miei di famiglia, genitori, parenti, ecc. e so che i Cappuccini hanno una cura intenzionale, buona, pia, verso le loro tombe. A Brescia il cimitero monumentale si trova di fronte alla vostra chiesa del Sacro Cuore, dove tante volte sono andato d&#8217;inverno, passo passo, con nostro padre che andava a confessarsi dai Padri Cappuccini».</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Padre, con molta arguzia, ricorda che in quella chiesa c&#8217;erano dei dipinti di un certo Epis, che a lui ragazzo parevano magnifici e che recavano la scritta: <em>«Si quis Episcopatum desiderat, bonum opus desiderat».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Paolo VI poi proseguì:</p>
<p style="text-align: justify;">«E così tante altre cose&#8230; Me ne ricordo ancora un&#8217;altra. Viaggiando in Germania, mi trovai a Monaco e bussai alla Nunziatura Apostolica per alloggio. Conoscevo allora mons. Pacelli (il futuro Pio XII), ma quel giorno non c&#8217;era&#8230; In una città che non conosco, dove vado a dormire? Ed allora non sapevo bene la lingua tedesca&#8230; Ricordo che una buona suora, che doveva essere madre Pasqualina: &#8211; Penso io, penso io, &#8211; disse</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; I Frati, i Frati! Telefonò e mi mandò dai Frati Cappuccini&#8230; Non dormii molto bene&#8230; mi pare di sentire ancora quei vostri letti&#8230; Ma lasciamo andare queste cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi preme far notare che questo ambiente del nostro incontro mi è carissimo. Potrete dire che il Papa ne vede tante cose e persone qui, è vero, ma questa è una che ha una sua pienezza di significato e non di parole, che ci riempie il cuore e che meriterebbe davvero una apologia, un discorso molto lungo, una apertura di cuore: una visione del mondo che io vedo dietro di voi, propria, stilizzata nella vostra figura cappuccina di sposa di Cristo. Voi avete ancora una grande accessibilità a delle folle che altri non riescono più ad accostare, con gli operai ad esempio. «Se viene un cappuccino, allora ci confessiamo&#8230; ». Ohé! Che vuol dire questo? La fiducia, la fiducia della gente. E che cosa rappresentate voi? Sappiate che la Chiesa a questa vostra popolarità tiene moltissimo alla vostra autenticità. Hanno grande simpatia proprio perché vedono che c&#8217;è una facilità di conversazione e di colloquio, che significa poi, il ritorno alla vita religiosa, alla vita sacramentale, alla grazia di Dio, alla protezione di Dio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E un&#8217;altra cosa non posso tacere, perché vedo qui il nostro Predicatore Apostolico. Guardate che ci fa delle prediche che sono lezioni di università, ma prediche&#8230;, che una volta tanto ci danno come un piccolo sorso di energia spirituale&#8230; Lo ringraziamo pubblicamente, perché è un vostro fratello e merita tutta la nostra stima e la nostra riconoscenza».</p>
<p style="text-align: justify;">«Dilettissimi Figli</p>
<p style="text-align: justify;">Salutiamo con tutto il cuore voi che, radunati nel Capitolo Generale del vostro Ordine, siete venuti da Noi non solo per ossequiare il Vicario di Cristo come figli devotissimi ed amatissimi, ma anche per implorare la Nostra Benedizione Apostolica, che sia di giovamento a voi ed ai lavori del vostro Capitolo Generale. Il che Noi facciamo spontaneamente e volentieri. Infatti si tratta di una impresa che, sebbene in primo luogo si riferisca alla Famiglia dei Cappuccini, tuttavia ridonda nella vita delle Chiesa, che nella fiorente condizione degli Istituti religiosi cerca una parte del suo vigore, del suo impegno apostolico, del suo ardore nel raggiungere la santità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«E questo sarebbe già un argomento per fare un discorso di grande portata. Voi, per umiltà, abbassate la testa e dite: &#8211; Noi siamo poveri frati-. Voialtri siete profeti! Siete profeti! (Il Papa ha detto queste parole gridando), siete annunciatori del Vangelo! Che avete una grande risonanza nella Chiesa! Dovete averla! Proprio per questa premura di rappresentare San Francesco, il quale a sua volta aveva l&#8217;ansia di rappresentare testualmente, nell&#8217;anima, nel corpo e nello spiritò Nostro Signor Gesù Cristo. Quindi siete per noi un tesoro preziosissimo che merita la nostra stima, il nostro incoraggiamento e merita tutta la nostra fiducia che continuerete ad essere quello che siete stati fino adesso per la Chiesa di Dio&#8230;».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Oggi, vedendo voi qui, convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, viene spontaneo al nostro animo pensare alla messe grandissima di lavoro evangelico che è affidata alla solerzia vostra e dei vostri confratelli: quanto grandemente ne rendiamo grazie a Dio e quanto ce ne congratuliamo con voi di tutto cuore! Il Capitolo Generale è una splendida opportunità &#8211; che viene offerta ai singoli Istituti &#8211; di ripensare alla vera e</p>
<p style="text-align: justify;">propria natura, al fine che l&#8217;Ordine si è proposto ed ai doveri che deve compiere nella Chiesa, e di prendere deliberazioni che abbiano la forza di promuovere la vita stessa dei confratelli».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Una glossa marginale. Sapete che lo stesso tema lo stiamo trattando giusto con i vescovi nel Sinodo Episcopale. Dobbiamo rifletter su noi stessi, dobbiamo riprendere coscienza di ciò che siamo, non dobbiamo fare altra meditazione di quella della missione cui siamo stati chiamati: questo atto di riflessione, questo esame di coscienza di ritrovare se stessi nelle origini costituzionali, nella vostra famiglia religiosa, è certamente stato il vostro Capitolo Generale».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Questo richiede che voi rivolgiate con cura il vostro animo ai primordi della vostra famiglia&#8230; ». «Il tornare alle radici&#8230;».</p>
<p style="text-align: justify;">«Come infatti il Concilio Vaticano Secondo insegna, il vero rinnovamento di ogni famiglia religiosa &#8220;consiste essenzialmente nella accresciuta fedeltà verso la propria vocazione&#8221;» (PC, 3).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Trovatevi Cappuccini, siate quello che siete!».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Ma non è sufficiente guardare il passato. Bisogna pensare anche all&#8217;avvenire. Ne nasce spontanea una domanda: in questi nostri tempi perturbati, la disciplina è ancora in grado di corrispondere alle aspettative della Chiesa?&#8230; ».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Può nascer anche in voi un dubbio&#8230; Siamo del nostro tempo o no? Siamo dei relitti di una storia che ormai è passata o abbiamo ancora una funzione, così come siamo, da esercitare? Ed ecco la grande risposta. Noi non temiamo di dirvi: Si, Si, fratelli, siete moderni siete di attualità, siete rivolti nel futuro: ne è garanzia la vostra storia passata che promette quella futura».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per quali vie e metodi il vostro Ordine potrà nuovamente fiorire nella ricchezza di una nuova vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mese scorso al riguardo Noi vi abbiamo inviato una lettera, manifestandovi la nostra opinione. Adesso, vogliamo ancora aggiungere qualcosa, che manifesti più pienamente la nostra paterna sollecitudine per il vostro Ordine&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto permette che Noi nuovamente vi avvertiamo circa la necessità di conservare e sempre maggiormente eccitare fra voi quello spirito contemplativo, che così grandemente riluce nei primi tempi del Francescanesimo. Secondo il Concilio, bisogna che &#8221;allo studio della vita spirituale, anche nel promuovere opere esterne, sia attribuita sempre la prima parte&#8221; (PC, 2)»:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Mi permettete un&#8217;altra chiosa marginale. Facendo queste raccomandazioni, le facciamo a voi, ma le facciamo qui a tutti, E noi in questo momento non siamo soltanto maestri di vita spirituale, ma vogliamo esprimere l&#8217;ammirazione per l&#8217;esempio che ci date ed il desiderio di apprendere da voi come si vive testualmente, integralmente e fortemente il Vangelo francescano”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Da questa fonte un tempo prese l&#8217;avvio la meravigliosa fecondità del vostro Ordine; da qui anche per l&#8217;avvenire bisognerà tirar fuori nuove linfe, con le quali la vostra disciplina possa attingere costantemente nuova abbondanza di forze. Forse che proprio in questa materia San Francesco non vi ha lasciato un esempio ammirabile? Per lui infatti, &#8220;la preghiera era porto sicurissimo, non di un momento solo, e neppure cosa vuota o presuntuosa, ma era lunga nella durata, piena di devozione, placida nella sua umiltà; se iniziava alla sera, a stento era terminata al mattino, andando, stando fermo, mangiando o bevendo, era intento nell&#8217;orazione&#8221; (Tomaso da Celano, Vita Prima, 71); di modo, che &#8220;si poteva dire non tanto uno che pregava quanto la preghiera stessa personificata&#8221;(Celano, Vita Seconda, 95).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esempio di San Francesco inoltre vi deve spingere grandemente all&#8217;amore della Croce: ciò non può essere disgiunto dalla vostra vocazione &#8220;Amor Crucis!&#8221;. Le stimmate ch&#8217;Egli sul monte della Verna ricevette da Cristo nel suo corpo, sono una perenne proclamazione di questa esigenza, che deve ritenersi come la prima condizione per seguire· Cristo. Di qui nasce la necessità di un sistema di vita più austero, ossia di penitenza, che presso i Francescani ebbe sempre una grande importanza, e che la Chiesa a voi, oggi più che mai, soprattutto richiede».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Fratelli! Abbiamo bisogno del vostro esempio. Abbiamo bisogno di vedere che la Croce è evidente nella vostra famiglia, nella vostra vita, nel vostro esempio, in questa ardua, difficile, forma di vita che avete scelta».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Viviamo infatti in una società del tutto imbevuta di edonismo, materialismo e consumismo. Ahimé! Anche presso molti cristiani è invalso il costume di fabbricarsi una religione troppo indulgente ai propri comodi, senza sofferenza, senza doveri, senza abnegazione di sé, cioè senza croce. Voi invece mai cessate di introdurre nella pratica della vostra vita quella sentenza del Cristo Signore, che San Francesco fece sua in modo meraviglioso: &#8220;In verità, in verità vi dico, se il grano di frumento cadendo in terra non è morto, resta solo lui; ma se è morto, porta molto frutto&#8221; (Io, 12, 24-25).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo amore alla Croce riluce massimamente nella povertà evangelica, che da San Francesco è stata lasciata ai suoi figli come sacra eredità ed è un distintivo peculiarissimo del vostro Ordine».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«È proprio perché siete così che la simpatia e l&#8217;ammirazione del mondo vi segue. Voi potete esultare, perché c&#8217;è una irradiazione, voi lo sapete, propria della vostra umiltà, della vostra povertà. Voi siete grandi, perché poveri di spirito: ricordate la prima beatitudine&#8230;».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Non è forse per questo motivo che i Frati Cappuccini furono sempre molto simpatici al popolo cristiano, che si è abituato a vederli sempre semplici, umili, ilari, pronti con alacrità ad alleviare le necessità del prossimo, particolarmente dei poveri, dei malati, dei peccatori? Gli uomini non vi chiedono di consentire ambiguamente con il secolo; ma vi chiedono di continuare a dimostrare l&#8217;altezza di questa vostra vita povera, la quale vedendo, essi stessi si sentono elevati alla speranza del secolo futuro. Siate pertanto nel mondo custodi di questa speranza!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oltre la povertà che deve essere propria dei singoli, non è lecito trascurare la povertà che deve rifulgere in tutto il vostro Istituto. Perciò nell&#8217;uso dei beni, negli edifici ed in ogni opera il vostro Ordine deve evitare la ricerca esagerata degli ornamenti e tutto ciò che può far pensare al lusso od al desiderio di guadagno. Niente vi sia presso di voi che possa offuscare l&#8217;immagine del Cristo, &#8220;che per noi si è fatto povero, pur essendo ricco; per farci ricchi con la sua povertà&#8221; (cfr. I Cor. 8, 9).</p>
<p style="text-align: justify;">Frati Minori Cappuccini dilettissimi al nostro cuore!</p>
<p style="text-align: justify;">Voi che già in passato avete illustrato la Chiesa con la santità dei vostri confratelli e che con la vostra operosità apostolica avete portato a tante anime la luce della grazia divina, prendendo occasione da questo Capitolo Generale, quasi mossi da un nuovo impulso, perseverate in questo egregio proposito, e se ve n&#8217;è bisogno, riprendete forza e raddoppiate i tentativi, affinché la Chiesa di Dio possa da voi, come in passato, così ora e nell&#8217;avvenire, ricevere i più grandi servizi possibili».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Sappiate che sono presenti al Nostro spirito tutte le vostre opere che amministrate, le parrocchie che sono a voi affidate, il bene che fate accanto alle altre comunità reli&shy;giose, le attività di studio (perché anche queste non sono contrarie alla vostra tradizione), e soprattutto la conver&shy;sazione con i poveri, con gli umili, col popolo, l&#8217;aposto&shy;lato cioè in quella forma di predicazione che ha trovato nei vostri figli delle voci tanto risonanti e di cui ancora volentieri risentiamo l&#8217;eco. Siate davvero i frati poveri, umi&shy;li, annunciatori del popolo di Dio. Sto per dire che, se davvero siete quello che siete (parole dette dal Papa con molta forza), appropriatevi pure le parole del Vangelo: &#8220;In quei momenti non datevi pensiero di quello che dovete dire e del modo: in quell&#8217;ora vi sarà concesso quel che avete da dire&#8221;. Potrete parlare a cuore aperto, se avete il cuore pieno di Cristo, ripieno della sua santa imitazione: la parola scaturirà dalla vostra stessa vita e sarà una forma efficace più che se sarà basata sulla vostra eloquenza».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Volendovi paternamente incoraggiare alla realizzazione di tutte queste cose, con affetto impartiamo la Benedizione Apostolica a voi, che siete presenti, ed a tutti i vostri confratelli».</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli applausi, il Papa diede la benedizione, indi scese tra i Frati per il gruppo fotografico, dicendo ancora di trovarsi bene <em>«in questa copertura di cuori e di animi»</em>.</p>
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		<title>1974 &#8211; Paolo VI</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/la-vita-cappuccina-si-adegua-mirabilmente-alla-fedele-sequela-del-vangelo-di-cristo-paolo-vi-20-agosto-1974/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 1974 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ofmcap.org/la-vita-cappuccina-si-adegua-mirabilmente-alla-fedele-sequela-del-vangelo-di-cristo-paolo-vi-20-agosto-1974/</guid>

					<description><![CDATA[<p>«LA VITA CAPPUCCINA SI ADEGUA MIRABILMENTEALLA FEDELE SEQUELA DEL VANGELO DI CRISTO» Paolo VI Lettera al Capitolo Generale del 1974dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini 20 agosto 1974 Al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>«LA VITA CAPPUCCINA SI ADEGUA MIRABILMENTE</strong><br /><strong>ALLA FEDELE SEQUELA DEL VANGELO DI CRISTO»</strong></p>
<h3 style="text-align: center;">Paolo VI</h3>
<p style="text-align: center;">Lettera al Capitolo Generale del 1974<br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">20 agosto 1974</p>
<p>Al diletto Figlio Pasquale Rywalski</p>
<p>Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p>Paolo PP. VI</p>
<p style="text-align: justify;">Diletto Figlio, salute e Apostolica Benedizione Sappiamo che fra qualche giorno si aprirà il Capitolo Generale speciale di codesto Ordine, la cui sorte ci sta molto a cuore. Il paterno amore dal quale ci sentiamo spinti Ci consiglia di indirizzare questa lettera a Te e ai membri del Capitolo, con l&#8217;intento di essere di aiuto a voi e a tutti i Frati Cappuccini in una circostanza tanto importante&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il Concilio Vaticano II non mutò assolutamente nulla di ciò che è fondamentale nella vita religiosa, anzi l&#8217;ha posto in più chiara luce, sottolineando l&#8217;aspetto interiore e spirituale. Sbaglierebbero quindi coloro che, allontanando dal principale appoggio soprannaturale il rinnovamento e l&#8217;adattamento alle condizioni e alle necessità attuali, li abbassassero soltanto al naturale e al mondano, e così renderebbero vano lo scopo che il Concilio in ciò si è proposto.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto è necessario che la vostra vita cappuccina, che si adegua mirabilmente alla fedele sequela del Vangelo di Cristo, sia autentica. Proprio questo aspetta da voi la Chiesa e lo stesso mondo. Un tipo di vita che (ciò non avvenga) sia avulso dalla primigenia ispirazione dell&#8217;Ordine vostro e in cui «il patrimonio delle sane tradizioni» si sia superato sarebbe infecondo e dovrebbe essere paragonato a quel sale di cui il Salvatore dice: «Se anche il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà sapore?» (Le. 14, 34). Si deve anche fare attenzione che l&#8217;aggiornamento deve partire da quel rinnovamento che il Concilio vuole soprattutto spirituale, e che quello sia guidato e diretto da questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come l&#8217;autentica interpretazione del carisma della vita religiosa in generale è compito della autorità ecclesiastica, così anche la interpretazione del carisma particolare, che è proprio di ogni Ordine, compete alla stessa autorità. S. Francesco stesso sentì la verità di questo principio quando desiderò di ottenere dalla Sede Apostolica l&#8217;approvazione della sua Regola. Perciò l’autentica interpretazione della Regola francescana è riservata alla stessa Sede Apostolica, concedendo tuttavia ai Capitoli Generali la facoltà di adattarla alle nuove necessità attuali; tali adattamenti, però, perché abbiano forza di legge, dovranno prima essere presentati alla Santa Sede per l&#8217;approvazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre quello spirito contemplativo, che riluce dalla vita di S. Francesco e dei suoi primi discepoli, è un bene prezioso che i suoi figli devono ora nuovamente promuovere e introdurre nella loro consuetudine di vita. Quindi il vero rinnovamento del vostro molto benemerito Ordine deve sgorgare da una fonte viva e vitale, cioè dalla preghiera, che si esprime in molti modi. Questo è assolutamente necessario perché l&#8217;aspetto contemplativo della vostra vita sia ricuperato e insieme il vostro apostolato riceva una maggiore forza e una più vasta efficacia. Ci piace anche ricordare quello che nella Esortazione Apostolica «Evangelica Testificatio» dicemmo: «Non dimenticate la testimonianza della storia, che cioè la fedeltà alla preghiera o la sua negligenza è come il paradigma della crescita o del tramonto della vita religiosa» (A.A.S., LXIII, 1971, p. 519).</p>
<p style="text-align: justify;">La povertà evangelica è la stupenda eredità spirituale che S. Francesco lasciò ai suoi seguaci e il distintivo caratteristico del Frate Cappuccino &#8230; La povertà non è un fatto sociologico, da cui i Frati siano spinti a lavorare manualmente anche con guadagno, ma è un impegno evangelico che essi accolgono in sé e che non solo comporta una certa instabilità e una insicurezza economica &#8211; per mostrare la massima fiducia posta nella Provvidenza di Dio &#8211; ma anche un vero e sincero distacco dei beni terreni.</p>
<p style="text-align: justify;">S. Francesco insegnò l&#8217;obbedienza che si deve prestare al Sommo Pontefice, alla Sede Apostolica e alla sacra Gerarchia. I principi di questa obbedienza evangelica, esposti nella citata Esortazione Apostolica, appaiono egregiamente nella dottrina insegnata dal vostro Padre legislatore e dalla esperienza di vita portata avanti fedelmente nel corso dei secoli. L&#8217;autorità va intesa come servizio prestato ai fratelli; tuttavia i superiori devono sempre assumere il compito di reggere e guidare, ne è loro lecito avere semplicemente il ruolo di chi rappresenta le opinioni e i pareri della maggior parte dei confratelli. Soltanto in questa maniera, seguendo cioè l&#8217;obbedienza evangelica, descritta nel Decreto “Perfectae Caritatis” e di nuovo inculcate nell&#8217;Esortazione apostolica «Evangelica Testificatio», potrà essere percorsa quella via più celere che conduce alla promozione religiosa della persona umana e ridonda grandemente a vostro onore e a vostra lode.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è tuttavia il pericolo che le forme di austerità o gli esercizi penitenziali, che hanno una grande importanza nella vita francescana, cadano in disuso e siano abolite, dato l&#8217;irrompere da ogni parte della smania consumistica, che nel nostro tempo è venuta sempre più crescendo. Tenuto presente tutto questo, è necessario che si consideri anche l&#8217;austerità dell&#8217;abito proprio dei Frati Cappuccini; essi possono forse essere indotti da spinte contrarie a cercare altrove i modi di rendere testimonianza. Senza dubbio il compito del frate cappuccino. è che egli «offra l&#8217;esempio di una austerità lieta e serena, mentre abbraccia le difficoltà insite nello stesso lavoro e nei rapporti sociali e sopporta le asprezze della vita con le sue ansie e incertezze» (Ev. Test., 30; A. A.S., LXIII, 1971, p. 514).</p>
<p style="text-align: justify;">I Frati Cappuccini, come una volta, così anche ora, siano convinti di dover essere in tutte le circostanze figli ossequienti alla Chiesa, sempre pronti a cogliere e a fare ciò che i tempi richiedono, alacri nell&#8217;andare incontro alle necessità specialmente dei poveri, degli sventurati e dei peccatori, Non poche domande nascono circa il modo di spingere alla azione l&#8217;animo pronto. Perciò è necessario evitare il pericolo che consiste nel darsi troppo all&#8217;azione e sarà necessario insieme vivificare con nuovo ardore interno, per il quale emergete esemplarmente, le forme esterne di apostolato. Per questo si deve dare molta importanza al vero spirito comunitario delle famiglie religiose, nelle quali ciascun membro trovi calda compagnia, legami di amicizia, fraterna cooperazione nell&#8217;esercizio dello stesso apostolato; cose tutte che arrecano mutuo aiuto e sostegno e rendono più efficace il ministero con il quale si serve a Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi inoltre si discute molto della pluriformità della vita religiosa. È chiaro che un Ordine come il vostro, che è presente ed opera in tutti i continenti, non può essere uniforme in tutto. Ma si deve ricordare anche che la pluriformità non deve essere intesa in modo che valga soltanto per una parte o che sia sgretolata l&#8217;unità dell&#8217;Ordine. Quella certamente è una pluriformità fecondissima e sommamente accetta &#8211; come dalla storia dei Cappuccini è ottimamente e chiaramente dimostrato &#8211; che è richiesta dalla fedeltà alla Regola francescana e alle intenzioni del vostro Padre fondatore. Infatti la ragione vera della pluriformità &#8211; non di quella che ricerca esperienze incerte e dubbie &#8211; si fonda sulla comunione fraterna e sulla giuridica sottomissione ai superiori, per cui è lasciata una certa libertà a chi si adopera per il rinnovamento, e non si estingue lo spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tipo di vita francescana che fiorì all&#8217;inizio, e in particolare le prime comunità cappuccine furono insigni per lo spirito di vera fraternità e di famiglia, con la quale si ha in realtà una perfetta unità di cuori e una comunione di persone. I giovani d&#8217;oggi sono particolarmente sensibili alla carità fraterna né possono tollerare ciò che l&#8217;attenua, la conculca e la viola. Questo senso fraterno della vita comune non dipende dalla piccola o grande comunità o dall&#8217;ampiezza della casa religiosa. Né si deve indulgere ad uno sterile cameratismo militaresco o alla tendenza settaria e inconcludente dei gruppuscoli; ma è necessario ed urgente che le fraternità cappuccine si costituiscano e fioriscano nella disciplina e nella carità, congiunta con il sacrificio di ciascun membro.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, data l&#8217;estrema importanza della formazione dei giovani &#8211; infatti in questo elemento fondamentale è racchiusa in gran parte la prosperità o la decadenza degli Istituti religiosi &#8211; è necessario che sia esaminata più profondamente e più ampiamente si mostri quella particolare tradizione dei Cappuccini, per cui il loro Ordine si distingue dalle altre Famiglie francescane. Perciò il carisma francescano e la caratteristica della vita cappuccina, che emana dalla sana tradizione dell&#8217;Ordine, dovranno essere più chiaramente definiti e spiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le idee che sorgono nella Nostra mente pensando a questo Capitolo Generale che sta per essere celebrato. Ben volentieri approfittiamo di questa occasione per manifestare ancora una volta a tutti voi la Nostra particolare benevolenza e stima. Infatti, accogliendo la voce di Cristo, avete affrontato «la via stretta» e l&#8217;avete fatta vostra porzione particolare. Proclamiamo beati voi, che avete scelto questa strada che con maggiore sicurezza di ogni altra «conduce alla vita». Non scoraggiatevi! Gesù povero e umile, che vi ha chiamati alla sua sequela, vi darà sempre l&#8217;aiuto e la forza perché gioiosi cresciate nell&#8217;amore di Dio Padre e degli uomini fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">A Dio, che è la fonte inesauribile di ogni bene e dal quale proviene il dono della vita religiosa, che deve portare a Lui, innalziamo fervide preghiere, perché sia propizio al vostro lavoro e diriga le vostre deliberazioni al vero vantaggio del vostro Ordine e della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi auguri confermi l&#8217;Apostolica Benedizione che con affetto impartiamo a Te, diletto figlio, ai membri del Capitolo e a tutta la Famiglia dei Frati Minori Cappuccini.</p>
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			</item>
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		<title>1968 &#8211; Paolo VI</title>
		<link>https://www.ofmcap.org/una-via-difficile-e-perfetta-paolo-vi-21-ottobre-1968/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 1968 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Discorsi dei Pontefici ai Frati Minori Cappuccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“UNA VIA DIFFICILE E PERFETTA” Paolo VI ai partecipanti al Capitolo Generale dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini 21 ottobre 1968 Cari e venerati Figli di S. Francesco! Cari&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>“UNA VIA DIFFICILE E PERFETTA”</strong></p>
<h3 style="text-align: center;">Paolo VI</h3>
<p style="text-align: center;">ai partecipanti al Capitolo Generale <br />dell&#8217;Ordine dei Frati Minori Cappuccini</p>
<p style="text-align: center;">21 ottobre 1968</p>
<p>Cari e venerati Figli di S. Francesco! Cari Frati Cappuccini!</p>
<p style="text-align: justify;">Voi non avete voluto terminare il vostro Capitolo Generale speciale senza chiedere questa udienza con noi, prima di riprendere il cammino di ritorno alle vostre case e alle vostre occupazioni, quali la vostra vocazione e l&#8217;obbedienza religiosa vi assegnano. Voi volete un nostro saluto e una nostra benedizione: volentieri vi diamo ora l&#8217;uno e l&#8217;altra, lieti di ravvisare nel presente incontro simboleggiato il duplice rapporto che ha sempre distinto la vostra Famiglia religiosa con la Santa Sede: quello cioè della vostra devozione e quello della nostra affezione; espressione entrambi d&#8217;una mutua fiducia, nel nostro ministero apostolico la prima, nella vostra professione francescana l&#8217;altra. Siate perciò confermati nella via da voi scelta e siate benedetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete scelto, Figli carissimi, una via difficile; la “via stretta” del Vangelo. Tale è la via francescana: «a buon diritto, scrive San Bonaventura, il beato Francesco è apparso segnato dal sigillo privilegiato della croce, perché ogni sua occupazione esteriore e interiore non ha avuto altro oggetto che il Signore in croce» (<em>Legenda minor</em>, 6, 9). Quella sua continua tensione tutta fede, tutta amore, verso l&#8217;evangelica Persona di Gesù, dalle sembianze miti, umili, povere, sempre irradianti, nell&#8217;aspetto, nella parola, nell&#8217;azione, nel colloquio umano, nel contatto con la natura, nel dramma della sua passione, una profonda, divina infinita interiorità, fece di Francesco l&#8217;imitatore per eccellenza del Signore, e domandò a lui una dedizione eroica, una spogliazione totale, una semplicità unica, una dolcezza incomparabile, da scoraggiare, si direbbe, chiunque volesse essergli seguace tiepido e puramente formale, e da incoraggiare invece chiunque accettasse di lasciarsi attrarre dall&#8217;incanto esistenziale della sua umilissima e santissima personalità. Scrive la beata Angela da Foligno: “<em>Beatus Franciscus docuit nos paupertatem, dolorem, de spectum et obedientiam veram. Ipse enim fuit ipsa pa&#8217;u pertas interius et exterius; per ipsam vixit et continuavit</em>” (Liber de vera fidelium experientia). Via difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">E che tale davvero sia, lo conferma la storia delle vostre origini, le quali spiegano la ragione d&#8217;essere della vostra famiglia religiosa, se ricordiamo come essa si sia attestata come una riforma in seno ad un&#8217;osservanza eh&#8217; era già una riforma, tutta intesa a riportare la pratica della regola francescana ad un suo letterale rigore. Voi direte quale sia la verità storica della voce che Matteo da Bascio, primo della vostra schiera, avrebbe udito proferire dallo stesso San Francesco: «voglio che la mia regola sia osservata fino alla lettera, fino alla lettera!»; ma tutto lo spirito e tutta la vita dei Cappuccini dicono appunto che essi sono caratterizzati da questo veemente proposito di genuina fedeltà alle più umili, alle più ardue, alle più originali espressioni del primitivo francescanesimo (cfr. <em>Bernardino da, Colpetrazzo, Cronica</em>; e <em>Boverio</em>, con le osservazioni del <em>Pastor</em>, IV, II, 728). Via difficile!</p>
<p style="text-align: justify;">Il riconoscimento, che il Papa Clemente VII concesse ai primi promotori della vostra formula «cappuccina», Lodovico e Raffaele da Fossombrone, con la Bolla «<em>Religionis zelus</em>» (3 luglio 1528), non mitigò ma sancì cotesto radicale ritorno al rigore della regola originaria, che così rivissuta dimostrò immediatamente la sua fecondità meravigliosa, sia traendo grandissimo numero di seguaci, sia dimostrando una grande vitalità apostolica nella predicazione popolare e negli ardimenti della carità, sia nel favore della Chiesa, dei buoni fedeli specialmente, che circondarono i Cappuccini di quella fiducia e di quella simpatia, che meritatamente ne idealizzarono la figura, come quella che vuole rispecchiare nel profilo francescano la figura morale e profetica di Gesù. Così la vostra tradizione cammina per la via difficile, dicevamo, per la via stretta del Vangelo, e arriva ai giorni nostri fra lo stupore del mondo, il quale non sa come giustificare il grosso anacronismo, che voi rappresentate in una società animata da ideali in grande parte opposti ai vostri, la quale tuttavia nello stesso tempo subisce ancora, &#8211; e in quale misura! &#8211; il fascino della vostra inesplicabile sopravvivenza. La devozione che ha circondato Padre Pio, mancato alla scena terrena in questi giorni, lo dice.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sorge una questione che voi avrete risolta, in teoria e in pratica, chi sa quante volte: come mai un tipo così rigoroso di vita, così strano nel suo abito, così difforme dallo stile della vita moderna, trova ancor oggi seguaci numerosi e fedeli, ed ammiratori e devoti in così largo raggio d&#8217;un mondo, che sembra refrattario anzi ostile spesse volte, alle manifestazioni d&#8217;una vita religiosa tanto tradizionale ed integrale? La risposta che voi date è questa: perché essa è un tipo di vita perfetta; difficile, sì, ma perfetta; perfetta vuol essere infatti nelle forme della umiltà, della semplicità e della povertà del Vangelo; è perfetta nelle intenzioni, nei propositi, che cercano di adeguare, come codesto Capitolo s&#8217;è proposto di fare, la realtà dell&#8217;osservanza religiosa vissuta all&#8217;ideale francescano prestabilito. Donde scaturisce una magnifica apologia del Vangelo, della sua p renne attualità e del suo misterioso segreto capace di attrarre ancor oggi i cuori umani; ed insieme deriva, in chi ha avuto la singolare felice vocazione di seguire tale ideale, un dovere sempre nuovo, sempre urgente di autentica testimonianza. Non sono gli inconsulti conformisti ai gusti del mondo, alle forme profane del costume moderno, alle correnti indiscriminate del pensiero secolare quelli che dànno giovinezza e vigore alla vita religiosa, sì bene la limpida intelligenza di due realtà che il Concilio congiunge in un&#8217;unica visione: la realtà storica e spirituale delle sorgenti di un istituto religioso e la realtà pratica e apostolica dei bisogni attuali il passato e il presente; la tradizione e l&#8217;esperienza; fedeltà alle costituzioni originarie ed ispiratrici e la aderenza alle necessità e ai doveri propri del nostro tempo. Dice infatti il Concilio: «il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti d&#8217; ogni vita cristiana e allo spirito primitivo degli istituti ed insieme l&#8217;adattamento degli istituti stessi alle muta: te condizioni dei tempi» (P.C. n. 2).</p>
<p style="text-align: justify;">Antica e moderna può essere dunque la vostra vita. Avete scelto una via difficile e una via perfetta secondo le più severe esigenze del Vangelo dei Poveri. Occorre adesso, in quest&#8217;ora postconciliare, nella quale si tratta di proseguire cotesta via, e di tracciarle la direzione per l&#8217;avvenire, un atto, uno sforzo di buona volontà un atto, uno sforzo, che la vostra scuola francescana vi educa a compiere con coraggiosa e gioiosa disinvoltura, tutta fondata com&#8217;è sull&#8217;imitazione di Cristo fiduciosa sempre nella sua grazia, e generosa sempre fino al sacrificio. Noi non dubitiamo che il vostro Capitolo abbia lavorato in questo senso; e non vogliamo entrare nell&#8217;esame del vostro lavoro capitolare. Ci limitiamo a raccomandarvi di condurlo a termine con conclusioni parenetiche e normative molto serie. E non vi diremo di più per ciò che vi riguarda; le istruzioni, del resto, della nostra Congregazione dei Religiosi vi sono note; farete cosa buona, sotto ogni riguardo, a seguirle con spirito docile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poiché voi desiderate avere anche da noi qualche esortazione, concluderemo queste parole esponendovi semplicemente alcuni voti, che abbiamo nel cuore, non tanto suggeriti dalle condizioni del vostro Ordine, quanto piuttosto dai bisogni generali della Chiesa. Primo bisogno. La Chiesa ha bisogno di anime religiose che conducano una vita interiore intensa. Quanto più sono forti, assillanti, attraenti, seducenti gli stimoli, con cui il mondo d&#8217;oggi assale e si impadronisce della psicologia e dell&#8217;attività umana, e tanto più occorrono anime che si difendano da questa invadente e soverchiante esteriorità, che sappiano ricondurla nel loro interiore della coscienza, della riflessione, dell&#8217;orazione, e che attendano l&#8217;incontro con Dio là dove Egli si avvicina e si svela, nel silenzio dello spirito. Questo non è estraneo alla vostra norma di vita: Eremiti Francescani voi vi chiamavate al principio, ben ricordando quanto la solitudine, la meditazione, la contemplazione fossero care a S. Francesco. Oggi la Chiesa promuove la riforma liturgica, ma questa ben si concilia con la contemplazione (cfr. <em>Maritain, Liturgie et contemplation</em>, Desclée de B.) anche perché due caratteri principali troviamo nella riforma liturgica: il maggior onore dato all&#8217;ascoltazione della Parola di Dio e la maggior partecipazione dei fedeli alle sacre celebrazioni. Anche in questo campo la semplicità fervorosa a voi propria nell&#8217;esercizio del culto può trovare in questo programma della Chiesa pascolo alla vostra spiritualità e ottimo nutrimento al vostro apostolato. Aiutando la Chiesa nell&#8217;autenticità, nella bellezza, nella socialità della sua rifiorente preghiera liturgica aiuterete voi stessi ad una perfezione spirituale che anche a voi ben si addice, e acquisterete una migliore qualificazione per essere maestri di anime e profeti di popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha bisogno ancora la Chiesa della vostra serena e saggia austerità. Potremmo mai pensare un vero Religioso indulgente a superflue e mondane comodità, che s&#8217;infiltrano oggi anche nei conventi e nei presbiteri? Corrivo a concedersi svaghi profani e discutibili, col pretesto di dover tutto conoscere, o di poter avvicinare gli uomini di oggi nella loro vissuta realtà fenomenica? Quale prestigio può avere un Religioso imbevuto d&#8217;esperienza sensibile e privo d&#8217;esperienza. spirituale, sincera se sofferta? A questo riguardo la vostra povertà, mentre vi apre alla comunione con Cristo nella libertà dello spirito, nella capacità di valutare ogni bene della creazione, nella mondezza disadorna, ma composta della vostra persona, vi concilia la stima, la fiducia, l’ammirazione di quelli stessi che non vi sanno imitare. Per voi la Povertà è una forza, è una dignità. La Chiesa ha bisogno di documentarsi della vostra fedeltà al Vangelo e a Frate Francesco poverello.</p>
<p style="text-align: justify;">E tanti altri bisogni ha la Chiesa, per i quali ella fa assegnamento grande sopra di voi. Uno di questi bisogni (e non diremo di più) è l&#8217;apostolato popolare, a sussidio di quello pastorale e culturale. Voi siete, e potrete essere ancor più, degli specialisti di tale apostolato. Voi godete la confidenza di persone che, superando un diffuso complesso di timidità vengono al Padre Cappuccino nel tribunale della Penitenza. Quanto è necessario oggi per la Chiesa avere molti e bravi Confessori! Se voi vorrete specializzarvi, con la scienza morale e psicologica, spirituale e mistica, che oggi si conviene per il ministero delle Confessioni, renderete alle anime, alla Chiesa, alla gloria del Redentore un tributo preziosissimo. E un altro potete rendere con la vostra predicazione: semplice, sapiente, nutrita di Parola di Dio e di esperienza umana, documentata con l&#8217;esempio e resa persuasiva dalla carità! Ci siamo spesso domandati come mai i Figli di S. Francesco non siano presenti quanto a loro converrebbe in mezzo alle masse lavoratrici, con la loro parola popolare, con la loro vocazione a condividere il pane sudato dell&#8217;umile gente, e con la loro capacità di far fiorire la letizia e la speranza sulle spine della vita! Lo sappiamo: siete già molto impegnati, e siete pochi rispetto alle chiamate che si moltiplicano d&#8217;intorno a voi; ma vi dica questo nostro accenno quanto pensiamo possibile e provvidenziale la vostra missione nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio per l&#8217;esercizio generoso e costante di cotesta missione che noi in questo momento, in nome di Cristo, vi ringraziamo. Sappiamo che siete silenziosi e raccolti, nella preghiera, nella fraternità, nella penitenza nei vostri Conventi. Sappiamo che siete pellegrini instancabili sui sentieri del ministero sacerdotale e nell&#8217;apostolato multiforme: negli ospedali, nelle prigioni, nei cimiteri, nelle periferie urbane, nei lebbrosari, nelle lontane missioni, dappertutto. Sì, noi vi ringraziamo; e, esortandovi a rimanere fedeli, uniti e forti nella vostra Famiglia religiosa, imploriamo su di voi, sui vostri Confratelli e su quanti voi assistete, consolate e beneficate la protezione di Frate Francesco, impartendo a ciascuno ed a tutti la nostra apostolica benedizione.</p>
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