
Ogni
giorno il Consiglio plenario fa esperienza di celebrazioni
liturgiche molto belle e appropriate in sei lingue:
francese, inglese, italiano, portoghese, spagnolo
e tedesco, con occasionale aggiunta di indonesiano
e polacco. L'animatore liturgico è fr. Patrick McSherry
della Provincia di Detroit. Oggi il ce

lebrante
principale è stato fr. Ennio Tiacci, che ha celebrato
il suo 32.mo anniversario di ordinazione sacerdotale.
Fr. Giuseppe Scarvaglieri della
Provincia di Messina ha aperto la sessione del mattino
parlando su Potere e vita fraterna cappuccina, oggi.
Fr. Giuseppe ha un dottorato in sociologia della Università
Gregoriana a Roma. Insegna sociologia della religione
nelle Università Gregoriana e Lateranense. Secondo
la sua opinione, il potere, con la minorità come sua
"ombra", è stato una caratteristica di molta
parte della umanità durante la storia. Perfino la
vita spirituale evangelica è gravemente inficiata
da elementi di potere. Spesso l'esercizio del potere
è in duro contrasto con l'esempio di Cristo, che
Francesco
ha proposto ai suoi frati. Se prendiamo in esame la
fenomenologia del potere, possiamo farci un'idea delle
sorgenti del potere stesso: il suo uso come potere
sacro, l'uso della tradizione come fonte di potere
e il potere condizionante del mondo moderno. Una spiegazione
di fondo per l'abuso di potere nel nostro contesto
può essere trovata nella mancanza di conoscenza della
teoria relazionale e nelle implicazioni negative del
processo di istituzionalizzazione. Ne deriva la necessità
di una corretta interpretazione antropologica delle
relazioni umane, che concili le motivazioni culturali
con le manifestazioni culturali, in modo tale che
il comportamento umano acquisti nuovi scopi e una
plausibilità spirituale.
Durante la sessione del pomeriggio
il prof. Giuseppe De Rita ha spiegato
il concetto di potere e la minorità e itineranza cappuccina.
Ha parlato del potere a tre livelli: 1) potere planetario
o globale che controlla le nazioni con le dichiarazioni
e la forza dell'ONU; 2) potere intermedio, come forze
che perpetuano se stesse, come la moderna tecnologia,
la finanza e gli apparati militari; e 3) potere individuale
come competenza e professionalità. Ha notato come
tutt'e tre questi poteri siano macchine che si autoalimentano.
Non amano che altri entrino nei loro ambiti. Il prof.
De Rita ha detto che i frati dovrebbero vivere alla
periferia o al margine della società, che è una società
di l
otta.
Dovrebbero capire i sistemi operativi di potere prima
di rendersi presenti in essi perché "la verità
si trova ai margini". Ha concluso che i frati
dovrebbero dire coraggiosamente di no a tutti questi
livelli di potere. Questa è parte della loro minorità
e itineranza.